Archivi categoria: Tempo Perduto

Sant’Elena, l’isola che non c’è

Sfogli il Corriere e scopri che a quanto pare sulla Terra esistono ancora posti lontani. Uno di questi è l’isola di Sant’Elena.

Niente aerei. E’ rimasto un vecchio postale britannico (l’ultimo in attività nel regno di Sua Maestà) che sbarca sull’isola 2 volte all’anno. 200 km dalle coste africane. 4mila abitanti circa. Ci si arriva soltanto dopo 5 giorni di navigazione.

Un paradiso, anche se non credo che Napoleone la pensasse così. Continua a leggere Sant’Elena, l’isola che non c’è

Annunci

Appuntamenti libidinosi: tutto Cavazzano in mostra a Mirano

Se amate i fumetti non potete non adorare Cavazzano: il suo stile unico ha segnato in maniera indelebile l’immaginario di un’intera generazione.

Per me Paperino è sinonimo di Cavazzano: il mondo dei paperi è roba sua, non ci sono storie. Inutile dire che chi scrive è sempre stato dalla parte di Paperino. Si perché il mondo si divide in due, da sempre: Ateniesi vs Spartani, Beatles vs Rolling Stones, Batman vs Superman, Paninari vs Metallari e, appunto, Topolino vs Paperino.

La mostra è interessantissima perché verranno esposti più di 400 originali e rappresenterà un vero e proprio viaggio attraverso tutta l’opera di Cavazzano, dagli anni ’70 a oggi.

L’appuntamento è a Mirano (VE) dal 27 agosto al 19 ottobre. Trovate tutte le info sulla Mostra nel sito del comune di Mirano.

Da trent’anni in missione per conto di Dio.

Il 16 giugno 1980 usciva nei cinema americani The Blues Brothers.

Ah, Corto, Corto, tu rêves encore…

A me Superman è sempre stato un po’ sulle palle: preferivo Superciuk.

Correva l’anno 1971. Era agosto e faceva caldo. Tanto caldo. Erano gli anni in cui le città d’agosto si svuotavano: a quei tempi quando si parlava di ferie si parlava di qualcosa che durava come minimo tre settimane. Se restavi in città d’agosto eri fottuto: era tutto chiuso. Altro che gli striminziti settegiorniseinottituttocompreso a cui siamo costretti oggi. A quei tempi non esistevano le fumetterie, tranne qualche rara eccezione. L’edicola era il sancta sanctorum dei fumetti italiani: trovavi tutto lì. E proprio in quell’afoso agosto ’71 nelle edicole italiane usciva un albo destinato a segnare la storia del fumetto italiano: Superciuk.

Si trattava del numero 26 di Alan Ford, serie scritta da Max Bunker (alias Luciano Secchi) e disegnata da Magnus (alias Roberto Raviola) . Con quello storico numero Alan Ford si trasformò in un vero e proprio fenomeno di costume: da serie di culto divenne un fenomeno di massa, fenomeno che dura tutt’ora (con alti e bassi) dopo più di 40 anni di onorata carriera.

Leggi tutto l’articolo su Sugarpulp.it

Un classico delle feste pt. II

Non c’è Natale senza Una poltrona per due. Punto. Questa sera su Italia1 in prima serata. E se siete di quelli che hanno visto il film un miliardo di volte ma non avete ancora capito come funziona il mercato del succo d’arancia concentrato e congelato vi consiglio di leggere la spiegazione della scena finale del film su Wikipedia.

Unreleased 70’s Porn Music: un must assoluto

No. Di certo non mi lascio sfuggire questa occasione. Che occasione? Quella di dire due parole su questo disco su cui nessuno ha inspiegabilmente impegnato orecchie e tempo per parlarne a dovere.

Chi sono i Pornosonic? E’ presto detto: probabilmente la migliore band in circolazione che abbia mai scritto e suonato musica per film porno. Ma facciamo un passo indietro nei primissimi anni settanta, quando il divo del cinema hard californiano Ron Jeremy, famoso per le dimensioni del suo pene (e perché sennò!) e per la capacità D’Annunziana dell’autofellatio, incontra uno dei più famosi turnisti della scena musicale made in LA. Da cotanta arte sublimata in solo due persone nasce il progetto Pornosonic: mettere la creatività musicale al servizio del nascente business porno-cinematografico. Va subito detto che le clausole contrattuali assicuravano l’anonimato ai singoli componenti del gruppo per evitare ricadute negative alla loro carriera a causa di qualche anima candida, e perciò non ci è dato sapere a chi dobbiamo questa perla nascosta, ma possiamo immaginare che si tratti di gente con i controattributi. Sì, perché il disco suona maledettamente bene: è accattivante, coinvolgente e ci fa immergere pienamente nell’atmosfera di quei primi e ruspanti film a luci rosse, pieni di uomini baffuti e basettoni, donne vere e non sintetiche come adesso e tutti, uomini e donne, con una spiccata allergia a rasoi e creme depilatorie.

Leggi il resto della recensione scritta da dlf su Debaser.

Nostalgia a fumetti: breve storia della Play Press

Namor01Le Edizioni Play Press di Mario Ferri iniziano la loro avventura nel mondo dei comics nel 1986, in un’epoca in cui il fumetto americano è dato per spacciato dopo la chiusura di Editoriale Corno e Editrice Cenisio avvenuta due anni prima. Fumetti Marvel e DC in edicola non ce ne sono, a parte le poche e costose pubblicazioni Labor Comics e i primi CONAN della Comic Art. La Play comincia a pubblicare del materiale Marvel slegato dal tradizionale Marvel Universe: MY LOVE, con le storie rosa della Silver Age (e dite quello che vi pare, ma se potessi metterci le mani sopra ne sarei ben contento), e soprattutto i TRANSFORMERS, dedicata ai popolari robot trasformabili, che proprio allora si fanno conoscere in Italia.

Leggi tutti gli articoli completi su Fumetti di carta: Parte 1, Parte 2 e Parte 3.

Update del 14 settembre: ora è disponibile anche la Parte 4.