Del perché le magliette rosse, le barchette e i girotondi non servono a nulla

Del perché le magliette rosse, le barchette e i girotondi non servono a nulla. Anzi, spesso sono addirittura controproducenti.

In questi giorni molti italiani sono in totale disaccordo con le politiche attuate da Matteo Salvini (parlo di Salvini e non del Governo perché a mio avviso sono due cose ben distinte tra loro).

Il tema del disaccordo, inutile dirlo, è soprattutto quello della gestione dei flussi migratori dall’Africa verso l’Europa. 

Per manifestare il proprio dissenso in maniera forte sono state organizzate una serie di proteste: prima sono state liberate delle barchette d’acqua nelle fontane di mezza Italia, poi ci si è messi una maglietta rossa facendo dei flash mob in giro per il Paese (non nomino neppure l’appello tarocco di un mensile perché in quel caso si tratta di marketing puro e semplice per ottenere visibilità, operazione riuscita in pieno in quel caso).

Tutto ripreso, fotografato e postato su Facebook in tempo reale. Ed è subito girotondo.

Sì perché è inevitabile ripensare a quella fase storica in cui il popolo della sinistra (uso quest’espressione per semplificare), aprì una violenta discussione politica a base di girotondi nelle piazze. Ma di operazioni del genere potremmo citarne a migliaia, e non soltanto in Italia.

Perché state sbagliando tutto

In questa sede a me non interessa discutere o capire chi ha ragione e chi ha torto, ma limito a constatare che questo tipo di operazioni sono fallimentari per chi le promuove. Anzi, addirittura controproducenti.

Purtroppo in politica, come nella vita, bisogna sporcarsi le mani: mettere la magliettina rossa, la barchetta di carta nelle fontane o fare dei bellissimi girotondi non serve a nulla.

Il motivo è semplice: stiamo parlando di azioni che non sono azioni, non sono prassi, sono pause simboliche nella vita di persone che possono permettersi di dedicare tempo vuoto a queste manifestazioni puramente esteriori.

Inoltre non sono neppure condivisione e dialogo, anzi, marcano differenze, rafforzano i pregiudizi e gli stereotipi, alimentano separazione.

Detto in parole semplici: se per manifestare la mia contrarietà a un cinese scrivo un cartello in arabo non otterrò nessun risultato.

Queste non-azioni sono gesti fini a se stessi e che non comunicano nulla a chi è altro da noi, ecco perché da un punto di vista politico non servono a nulla, per lo meno se si considera la politica quella cosa che serve per dialogare e creare compromessi accettabili per tutta la società. Siamo allo stesso livello delle Sentinelle in piedi per capirci.

Questo spiega anche perché apparentemente queste forme di “protesta” (sic!) funzionino tantissimo su Facebook dove, di base, frequentiamo persone che la pensano come noi e che hanno più o meno la nostra stessa sensibilità.

Ma il mondo reale è un po’ più articolato e complesso della nostra friend zone. 

Guardare un esempio è meglio che ascoltare una lezione

Mi rendo conto sempre di più che in politica e nella vita in genere vale la regola base dell’educazione: i bambini non fanno quello che gli viene detto di fare ma fanno e imparano quello che vedono fare agli adulti che frequentano (di solito i loro genitori).

Inutile dire ai nostri figli che non devono usare il cellulare se siamo i primi ad essere sempre attaccati all’iPhone. Mediamente le persone non hanno voglia di stare a sentire la lezione dal professore di turno, preferiscono vedere esempi.

Ultima nota a margine: il silenzio è l’arma più potente che avete

Viviamo nell’epoca della comunicazione H24: web, smartphone, social, tv, radio… un flusso continuo di brusio che è diventato il rumore di fondo delle nostre vite. Se volete criticare o combattere qualcuno evitate di parlarne, ignoratelo.

L’indignazione fa volare le condivisioni dei contenuti, aumenta la visibilità dei post, amplifica a dismisura l’impatto del politico o del personaggio di turno.

Sarebbe curioso fare un piccolo esperimento: siete contro il politico x? Bene, per un mese evitate di commentare o postare sui social qualsiasi contenuti che lo riguardi.

Vi assicuro che se tutti facessero così il politico x dovrebbe cambiare strategia di comunicazione perché si troverebbe da solo contro i mulini a vento. 

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6 pensieri riguardo “Del perché le magliette rosse, le barchette e i girotondi non servono a nulla”

  1. Non sono d’accordo fino in fondo…
    Ne “L’ingenuità della rete”, Morozov analizza bene il meccanismo di deresponsabilizzazione legato alla condivisione sui social di iniziative sociali: invece che fare qualcosa, mi limito a esprimere il mio supporto o il mio sdegno, e la cosa finisce là. Su questo, hai ragione.
    Tuttavia credo che i girotondi (che funzionarono), le magliette rosse, le bandiere arcobaleno, e altre iniziative puramente simboliche siano necessarie in particolari fasi storiche – e quello che stiamo vivendo è una di quelle. La violenza verbale di Salvini, la sua abilità innegabile di cavalcare slogan e propaganda (in questo senso, e quasi solo in questo, simile a Hitler – un intuito infallibile nel capire cosa chiede la pancia della gente), la capacità di occupare la discussione politica, o pseudopolitica, tutti i giorni, tutto il giorno, ha annichilito i suoi oppositori. L’impressione che si vive in questi giorni è che tutta l’Italia sia diventata improvvisamente salviniana. Ma siccome non è così (anche i sondaggi più ottimisti per la Lega non la danno sopra il 30% – un risultato pazzesco, ma ben lontano dal far diventare la Lega un partito di maggioranza assoluta), serve “contarsi”: uscire allo scoperto e far sentire la propria voce – che non è un gesto politico in senso stretto, non produce idee, non crea consenso, ma ha l’unico scopo di provare a dare un segnale visibile in un momento di scoramento e disperazione – è come quando i tifosi di una squadra che sta perdendo due a zero, dopo un attimo di smarrimento, riprendono a cantare per dare coraggio ai propri giocatori. C’è un tentativo di zittire chi la pensa diversamente, a forza di inviti a bere Maalox. Questa è la prima risposta. A me pare un buon segno.

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    1. Bene, ma in questo caso sono manifestazioni di “appartenenza” e non di “sensibilizzazione”, sono due cose ben distinte. Personalmente credo che questo tipo di manifestazioni però aumentino le distanze ed esacerbino gli animi, mentre penso che la politica dovrebbe essere confronto e dialogo. Certo, impossibile dialogare con un muro, ma personalmente vedo tanta violenza verbale anche a sinistra, un disprezzo totale dell’interlocutore spesso con motivazioni molto terra terra. Chiaro che generalizzare è sempre un limite e quindi è impossibile spiegare tutto con un post o con un commento, ma credo che a sinistra si dovrebbe parlare più di contenuti che di persone. Lasciar perdere l’avversario e concentrarsi sul cosa si vuole fare.

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  2. Venerdì sta per andare in onda su Vuemme uno special in cui intervisto una delle recenti targhe Tenco. L’intervista è storicamente precedente alle magliette e arrivo tardi. Ma credo di aver fatto quancosa di diverso. Almeno lo spero. Nell’intervista si invitano i musicisti a cantare pubblicamente una canzone specifica per risvegliare la coscienza collettiva, almeno nel mondo della musica Italiana. E metterci la faccia, per chi ha il coraggio di non farsi schiacciare dalla politica e dalle major che impongono un certo tipo di immagine. Il confine tra #challenge e #meme è molto sottile. Lo so. Ma se c’è ancora un mezzo per risvegliare il senso dell’umano, perché non tentare. La maglietta rossa, per la cronaca, io non l’ho messa. Aderisco al pensiero ma non condivido la massificazione degli ideali senza qualcosa di concreto dietro. Il qualcosa di concreto per me, e per la mia emittente sarà metterci la faccia. E dare voce al pensiero di un gruppo di artisti dalla bella testa. Ci giocheremo sponsor e ascolti, che non sono serto quello di Rolling Stone. Provarci, comunque, è sempre meglio che non farlo. 🙂

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      1. sfondi una porta apertissima. Magari chi mette la maglietta rossa dovrebbe preoccuparsi anche di fast fashion e delle condizioni in cui l’abbigliamento no-etic viene prodotto. 🙂 penso però sia davvero chiedere troppo.

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