Tarantino in salsa padana

sol24Questo recensione di Giovanni Pacchiano è stato pubblicato ne Il Domenicale del Sole24ore di ieri, domenica 11 ottobre 2009.

“Abbiamo anche noi il nostro piccolo Quentin Tarantino. No, non fa film; scrive. Si chiama Matteo Righetto, è padovano (classe 1972), e il suo romanzo d’esordio, Savana Padana (bel titolo), è, appunto, un pulp-noir incandescente. Roba da far sembrare i testi dei Cannibali o di Ammaniti letteratura per anime candide.
Non abbiamo mai avuto molta simpatia per la scrittura narrativa che nasce direttamente dal cinema o dal fumetto; e, per Righetto, facciamo un’eccezione, perché difatti il discorso è un po’ più complesso. Sotto la ricerca degli eccessi e dello shock (si veda ad esempio il finale della storia, con i «brandelli di cervello» di un morto «appiccicati sull’asfalto bollente»; o l’allucinante iterazione degli sgozzamenti nel regolamento di conti fra bande rivali), grattata via la vernicetta del pulp, emerge una base solidamente e minuziosamente realistica d’antan. Dove un forte sento di disfacimento della società non è mai sepatato dall’aguzza percezione del grottesto.
Da scommettere che Righetto, che – ci informa la quaeta di copertina – «insegna lettere», abbia letto e assimilato autori che oggi possono sembrare (a torto) vecchi, come Steinbeck e Caldwell. E sia anche elettivamente prossimo a un versante faulkneriano, per l’impassibilità feroce della torrida natura veneta estiva qui rappresentata. Ha, infatti, ben la sua parte, la campagna, nel libro. «Ambientato a San Vito Oltrebrenta». Con «un fiume a nord e un fiume a sud. il Brenata da una parte, il Piovego dall’altra. Due corsi d’acqua che stringono a tenaglia una terra piatta umida e tignosa dove il freddo invernale è malefico e l’afa d’estate mortifera. Tra queste campagne c’è San Vito». Che è, in realtà, «una strada lunga e dritta». «Con un bar da una parte e uno dall’altra».
Proprio qui, nei due bar, convergono le bande che controllano la zona. Come i «tosi», i giovanotti locali, italianissimi razzisti e permale: specializzati in rapine in banca e spaccio di droga. O gli zingari, maestri in «furto, scasso, rapine in villa, clonazione bancomat, truffa». O i cinesi, che spacciano, e ripuliscono denaro sporco. Con, in un più, un «carabiniere capo», Tommaso Fetente (di nome e di fatto) non proprio irreprensibile.
A scatenare la lotta fra bande, il furto della statia di Sant’Antono, patrono di Padova, zeppa di coca, dalla villa del «Bestia», il capo dei tosi, per opera degli zingari. Con relativa rivalsa e bagni di sangue…
Righetto ama il gusto del dettaglio: nei ritratti dei suoi gaglioffi e nel burbero lirisimo con cui descrive i particolari di una natura indifferente alle risse degli uomini. Ha secchezza di scrittura e senso del ritmo, e ci fa riflettere sulla sua bella Italia. Ottimo esordio.

Matteo Righetto, «Savana Padana», Editrice Zona, Pieve al Toppo (AR)», pag. 122, € 13.00.

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