SOLO IL MIMO CANTA AL LIMITARE DEL BOSCO, Walter Tevis (traduzione di Silvia Stefani, Mondadori, 1980 - 2024). Citazioni.

SOLO IL MIMO CANTA AL LIMITARE DEL BOSCO, citazioni

SOLO IL MIMO CANTA AL LIMITARE DEL BOSCO, Walter Tevis (traduzione di Silvia Stefani, Mondadori, 1980 – 2024). Citazioni.

Spofforth, una mano stretta convulsamente sul suo cuore clonato, si girò e si allontanò. In quel momento imparò una cosa che non avrebbe dimenticato per il resto della sua lunga vita: non desiderava vivere, in realtà. Era stato defraudato – orrendamente defraudato – di una vera vita umana; qualcosa in lui si era ribellato all’esistenza che gli avevano imposto.

L’Era della Tecnologia è arrugginita.

Guardo quel che è trasmesso; non mi interessano gli spettacoli televisivi; guardo la televisione, punto e basta.

Ricordo di essermi ubriacato di mescalina e gin al party in cui fu assegnato il premio e di aver cercato di spiegare a una giovane attrice a seno nudo seduta sul sofà accanto a me che gli standard di giudizio dell’industria televisiva erano unicamente monetari, che non c’era nessun’altra vera motivazione se non il fare soldi. Lei non fece che sorridere tutto il tempo che parlai, e di tanto in tanto si accarezzava i capezzoli con le punte delle dita. E quando ebbi finito commento: “Ma anche il denaro è un modo per realizzarsi”.

Paura? In realtà non avevo più paura di niente. Era soltanto il mio vecchio, quasi dimenticato perbenismo che tremava all’idea di usare uno scalpello e un martello contro il cervello di un pensierobus. Dipendeva dalla mia folle educazione… un’educazione che in teoria doveva liberare la mia mente per la piena “crescita” e “autoconsapevolezza” e che non era stata altro che un inganno e una truffa. Un’educazione che aveva trasformato me, e tutti gli altri membri della mia Classe di Pensatori, in individui sciocchi, senza fantasia, egocentrici, tossicomani. Finché non avevo imparato a leggere, ero vissuto in un intero mondo sottopopolato di sciocchi tossicomani egocentrici, tutti quanti intenti a rispettare le regole della Privacy in qualche folle sogno di Autorealizzazione.

Mi avvicinati a lui e guardai quei suoi occhi vuoti, non umani. Non avevo mai osservato un robot tanto da vicino prima di allora, dato che ero stato educato a temerli e a rispettarli. E mi resi conto, guardando la sua stupida faccia prefabbricata, che stavo vedendo per la prima volta, per davvero , che senso aveva quella ottusa parodia d’umanità: nessuno, assolutamente nessuno. I robot erano nati da un cieco amore per la tecnologia che ne aveva permesso l’invenzione. Erano stati fabbricati e dati al mondo dagli uomini come armi, armi che per poco non avevano distrutto il mondo a cui erano stati donati, come se fosse una necessità […] Ci avevano consegnato i robot con una bugia, raccontando che ci avrebbero risparmiato fatica o sollevato dalla monotonia di un lavoro noioso in modo che potessimo crescere e svilupparci interiormente. Qualcuno doveva aver odiato la vita umana per aver fatto una cosa simile…

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