Angeli di desolazione, di Jack Keroac; traduzione di Magda De Cristofaro, Oscar Mondadori, 1995.

Angeli di desolazione, citazioni

Angeli di desolazione, di Jack Keroac; traduzione di Magda De Cristofaro, Oscar Mondadori, 1995.

Narratore:

Beh, i piccoli abeti alpini alle 7 del mattino se ne fregano di simili cose, e solo trasudano rugiada.

Narratore:

[…] io so solo una cosa: tutti a questo mondo sono angeli, Charley Chaplin ed io abbiamo visto le loro ali, non c’è bisogno d’essere una ragazzetta serafica con un sorriso pensoso di tristezza per essere un angelo, si può essere un tocco di Galeotto Compagnone che sghignazza in una spelonca, in una fogna, si può essere il mostruoso rognoso Wallace Beery in una canottiera sporca, si può essere una donna indiana accosciata nello splendore di un rigagnolo, si può essere persino un baldanzoso bellicoso speranzoso funzionario americano con gli occhi luminosi, si può essere persino un antipatico intellettuale nelle capitali d’Europa ma io vedo le grandi tristi invisibili e di nessuna utilità sulla terrà né mai lo sono state e l’unica cosa che facciamo è combattere fino alla morte-

Perché?

Anzi, perché combatto anch’io?

Dialogo:

“Ma è autentico, è la verità!” grida Simon. “Il mondo è un luogo di infinito incanto! Da’ a tutti l’amore e loro te lo restituiranno! Io l’ho visto!”

“Lo so che è vero, ma mi sono stufato”.

Narratore:

[…] dopo tutto l’orrore della mia notorietà letteraria, i fiumi interi d’alcool che mi sono passati dal gargarozzo, gli anni trascorsi a nascondermi in casa per salvarmi dalle centinaia di aspiranti alla mia compagnia (sassolini alla finestra a mezzanotte, “Vieni fuori andiamo a sbronzarci Jack, grandi feste scatenate dappertutto!) – ohimè- Mentre il cerchio si richiudeva intorno a questo vecchio indipendente rinnegato, dovevo aver l’aspetto di un borghese, con la pancetta e tutto, con sulla faccia impresse diffidenza e sazietà (non vanno forse di pari passo?)

Narratore:

Perché viaggiare se non come un bambino?

Narratore:

Quando si è giovani si lavora perché si crede di aver bisogno di soldi: quando si è vecchi si sa già che non si ha bisogno d’altro che della morte, dunque perché lavorare?

Narratore:

Ma per ora basta con la California – In seguito ebbi laggiù a Big Sur delle avventure che furono veramente orribili e orribili solo come diventi tu quando invecchi e il tuo ultimo momento ti spinge a provare tutto, a impazzire, unicamente per vedere cosa farà il Vuoto – Basti dire che quando Cody disse addio a tutti noi quel giorno per la prima volta nella nostra vita mancò di dirmi addio guardandomi negli occhi e invece distolse lo sguardo con aria sfuggente – Non riuscii a capire e ancora non capisco.

Narratore:

Di lì a qualche tempo sono ritornato a New York seduto in mezzo a Irwin e Simon e Raphael e Lazarus, e ora siamo più o meno scrittori famosi, però loro si chiedono come mai sono così depresso, così apatico mentre stiamo seduti in mezzo a tutti i nostri libri e poesie pubblicati, anche se almeno, visto che vivo com Memère in una casa sua a pochi chilometri dalla città, è una tristezza tranquilla. Un tristezza tranquilla in patria è la miglior cosa che sarò mai in grado di offrire al mondo, alla fine, e così dico addio ai miei Angeli di Desolazione. Una nuova vita per me.

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