Ultravoid, testi e frammenti

Ultravoid, ricordi di uno uno sguardo senza fronzoli su di un mondo complesso. Testi e frammenti.

Ultravoid è stato uno dei tanti progetti ideati da Tommaso Labranca. Su Wikipedia viene descritto così:

Ultravoid, che Tommaso Labranca definisce “uno sguardo senza fronzoli su di un mondo complesso” (a no-frills eye on a complex world), parte nel 2007 e consiste principalmente nel pubblicare quasi mensilmente contributi suoi e dei lettori (immagini o video), nel sito omonimo, che rappresentino il lineare e l’essenziale. L’autore aggiunge poche righe di descrizione. Spesso sono scorci di non-luoghi desolati, elementi di arredo dallo stile “distillato” e sintetico, con toni di colore che siano poco distanti dal bianco o dal grigio. Simbolo principe di questo progetto: la renna. Probabilmente da qui nasce quel sapore svuotato della metropoli che poi si rintraccia anche e soprattutto ne Il Piccolo isolazionista.

All’epoca avevo partecipato al progetto con una serie di brevi testi che, a distanza di quasi 10 anni, ripropongo qui su Ex Zona San Siro. Alcune cose rilette oggi fanno un po’ sorridere, soprattutto perché al di fuori del contesto originale perdono di significato. Cosa resta oggi di quell’esperienza? Grigi frammenti di testo dispersi tra i bit della rete.

L’odore del cemento bagnato

L’odore del cemento bagnato, che ci invade le narici dopo un’inaspettato acquazzone estivo, a volte riesce a raggiungere l’essenza dell’estetica Ultravoid. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, niente ha più senso estetico di un odore così totalmente innaturale. Un odore che prende vita dallo scontro casuale e un po’ imbarazzato fra l’acqua piovana e la superficie di una vecchia statale o, meglio ancora, di una piazzola di sosta, dispersa in una qualsiasi provincia padana.

Sentire le proprie narici colpite da quell’odore altro può far vacillare le persone più sensibili, di colpo confuse e stordite da uno scontro così duro tra natura e cultura. Nonostante tutto respiriamo a pieni polmoni, in fretta, perché nel giro di pochi minuti tutto sparirà.

.txt

Per chi si abitua a ragionare in termini ultravoid, l’unico programma di videoscrittura rassicurante resta il .txt. Il povero e ultrasemplice formato solo testo. Niente formattazioni, niente complessità. Il pensiero scorre sullo schermo fluido e lineare, si trasforma in parola attraverso gli esili simbolo che a poco a poco riempiono la pagina. Il .txt è leggero, quasi impalpabile a livello di memoria occupata, proprio come il nostro pensiero che, per quanto ci possiamo sforzare, per quanto possiamo elaborare, occupa qualche misero byte di memoria all’interno del nostro cervello.

Si preferisce usare Word, più complesso, più colorato, più strutturato, molto più pesante e ricco di informazioni inutili. Roba da mal testa, senza dubbio. Se utilizzo il formato .txt i confini si dilatano e tutto è più ordinato, ma senza che io perda tempo ad impostare questo e quello. Guardo questa serie di parole e, senza perdere tempo a cercare di capirne il senso, sto già meglio.

Vacanze

Uscire di casa la mattina alle 06.15 di un tranquillo lunedì 07 agosto per andare a lavorare, rende in pieno l’idea di vacanza per chi è immerso nell’estetica Ultravoid. Per recarsi al lavoro si percorre la stessa strada di tutti i giorni, i più fortunati in bicicletta o addirittura a piedi: l’insolita assenza di persone ci ricorda l’inutilità del movimento che ci circonda quotidianamente. Si incrociano gli sguardi dei pochi che resistono in città anche in agosto: qualche operaio edile marocchino che arriva al cantiere, alcuni extracomunitari di nazionalità varia con il volto stanco e assonnato.

Perfino il mercato dietro casa si muove in maniera pigra e quasi svogliata: nonostante tutto sarà aperto come sempre, ma le vecchie tremende si lamenteranno perché “ad agosto non non si trova mai niente”. Per il resto tutti al mare a replicare l’intasamento di cui tanto ci si lamenta durante l’anno. Si torna più stanchi, più poveri, più nervosi. Noi in città siamo riusciti a riposarci, a lavorare meglio, a portare a termine quei due o tre progetti che la stupidità di chi circonda tutti i giorni ci impedivano di terminare. Purtroppo il tempo delle vacanze si riduce sempre di più, e ormai non ci restano che un paio di settimane all’anno per godere del cemento e dei palazzoni in santa pace.

Se poi non ce la fate a resistere potete sempre farvi un fine settimana a Marghera (VE): la desolazione post-industriale di questo micro centro del profondo Nordest riesce a raggiungere picchi di assoluto Ultravoid.

Viaggiare

Il concetto espresso dal vero viaggiare è privo di senso per chi vive in una dimensione Ultravoid. Le connotazioni romantiche e, diciamolo, un po’ infantili, che la cultura ha incollato a questo verbo possono essere definite tranquillamente ridicole. Non si viaggia, ci si sposta.

Che senso può avere l’espressione “fare un viaggio”? Nessuna. Ci spostiamo da un luogo all’altro, mantenendo inalterato il nostro io. La nostra percezione della realtà non muta, non muta la nostra consapevolezza del vuoto che ci circonda. Lo diceva già Orazio un bel po’ di tempo fa nelle sue lettere: non animun sed caelum mutant qui trans mare currunt. Il vero senso ultravoid sta nel circondarsi di tutto ciò che serve all’interno della nostra dimensione naturale. Ridurre gli spostamenti solo a motivi concreti. E, soprattutto, smetterla di voler “viaggiare” a tutti i costi: inutile tentare di giustificare vacanze di infima categoria con un nome che non gli appartiene. Limitiamoci a spostarci, quando proprio non possiamo fare a meno.

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