Domenica si è conclusa al prima edizione di VENICE NOIR. Un festival pazzesco fatto da e con gente pazzesca.
Domenica si è conclusa al prima edizione di VENICE NOIR. Un festival pazzesco fatto da e con gente pazzesca. Ho aspettato un paio di giorni per riprendermi e fare un po’ mente locale su questo fine settimana. Ci sarebbe tanto da scrivere, ma l’unica cosa che conta ora è dire “grazie”.
Grazie a Silvia Bandolin e Marco Vidal che mi hanno dato fiducia permettendomi di far parte di un progetto incredibile.
Grazie ad Alessandro Zangrando, perché è proprio vero che l’amicizia e le relazioni personali sono tutto nella vita.
Grazie a David Hewson, Philip Gwynne Jones e Gregory Dowling per avermi fatto capire che ci sono sempre mille modi diversi per fare le cose (e che non sempre il mio è quello giusto).
Grazie a tutto lo staff di Libreria Studium e di The Merchant of Venice perché quando abbiamo avuto bisogno di loro ci sono sempre stati.
Grazie ad Antonella Magaraggia e a tutto lo staff dell’Ateneo Veneto, accoglienti e professionali come pochi.
Grazie a Venezia, la città più bella è più magica del mondo.
Grazie alla banda di Sugarpulp con cui dal 2009 riusciamo a fare una cosa che in Italia resta ancora tabù: ci divertiamo con la cultura.
Grazie a tutti i vecchi amici che mi hanno dato una mano o che semplicemente ho avuto modo di ritrovare per scambiare due parole al volo.
Grazie ai nuovi amici scoperti per caso durante il percorso di VENICE NOIR. Credo che si siano poche cose che contano davvero nella vita, una di questa è condividere momenti di felicità spensierati e casuali. I festival servono anche a questo, perché come deve aver scritto Nietzsche da qualche parte (vado a memoria quindi datemi il beneficio del dubbio) “La gioia comune, non il dolore, fa l’amico”.
Del resto, come cantava il maestro Totò Savio, “la vita è un varieté”. L’importante è non prendersi mai troppo sul serio anche quando si fanno cose serissime come questa, se no che gusto c’è?

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