IL PROBLEMA DEI TRE CORPI (trilogia), Cixin Liu (traduzione di Benedetta Tavani, Mondadori, 2024), citazioni
,

IL PROBLEMA DEI TRE CORPI, citazioni

IL PROBLEMA DEI TRE CORPI (trilogia), Cixin Liu (traduzione di Benedetta Tavani, Mondadori, 2024), citazioni

IL PROBLEMA DEI TRE CORPI

Guardateli, gli insetti. La loro distanza tecnologica da noi è abissale, ben più ampia della differenza tra gli uomini e la civiltà trisolariana. Gli umani hanno fatto tutto quanto in loro potere per portarli all’estinzione: veleni di ogni genere, disinfestanti aerei, introduzione e coltivazione dei loro predatori naturali, ricerca e distruzione delle uova, alterazioni genetiche per renderli sterili, fuoco, acqua, un insetticida in ogni famiglia, uno scacciamosche su ogni scrivania… Questa infinita guerra va avanti dagli albori della civiltà umana. Ma l’esito è ancora incerto. Gli insetti non sono stati eliminati, anzi, essi vivono ancora, fieri, tra i cieli e la terra, il loro numero niente affatto diminuito dall’era precedente alla comparsa degli esseri umani. I Trisolariani che scambiavano gli uomini per insetti sembravano aver dimenticato un fatto: gli insetti non sono mai stati davvero sconfitti.

LA MATERIA DEL COSMO

[…] cosa è più importante? Un bambino che ti muore di stenti tra le braccia o la continuazione della razza umana? Oggi, saremmo portati a pensare che la scelta più importante sia la seconda, ma in quei giorni, a quell’epoca, non era così. Qualunque cosa ci riservi il futuro, il presente conta più di tutto il resto. Chiaramente, questa mentalità fu criticata all’inizio, perché era considerata il classico tradimento nei confronti dell’umanità, ma non si poteva impedire alla gente di pensarla in questo modo. E ben presto, la nuova filosofia si diffuse in tutto il mondo. C’era un slogan molto popolare a quel tempo, che in seguito divenne una famosa citazione storica: “Sacrificare il tempo alla civiltà, non la civiltà al tempo”.

«L’universo reale è nero». Luo Ji mosse una mano, accarezzando la notte come se fosse velluto. «Il cosmo è una foresta oscura. Ogni civiltà è un cacciatore armato, che se ne sta appollaiato tra gli alberi come un fantasma; piano piano, scosta le fronde che gli bloccano la strada e cerca di camminare senza fare rumore. Persino ogni respiro è fatto con cautela. Deve stare attente, perché la foresta è gremita di altri cacciatori furtivi come lui. Se ne scova uno – cioè un’altra civiltà – angelo o demone che sia, un bambino indifeso o un vecchio barcollante, una fata o un semidio, ha una sola possibilità: fare fuoco e eliminarlo. In questa foresta, le altre creature sono l’inferno. Un’eterna minaccia di morte per ogni forma di vita che riveli la propria esistenza. Questo è il ritratto della civiltà cosmica, nonché la spiegazione del paradosso di Fermi».

«Il mio sogno è che, un giorno, un sole brillante illumini la foresta oscura» Nel frattempo, il sole vero stava tramontando. Solo uno spicchio emergeva da dietro le montagne lontane, come una gemma lucente incastonata tra le vette. Più giù, la bambina e i fili d’erba tra i quali correva erano inondati del bagliore dorato. Tra poco sarà buio. Tua figlia non ha paura? «Certo che no. Sa che il sole sorgerà di nuovo domattina».

NELLA QUARTA DIMENSIONE

«Credi che gli esseri viventi non siano altro che molli, sottili e fragili gusci, che restano aggrappati alla superficie di questo mondo?». «Non lo sono?». «Solo se si trascura la forza del tempo. Se una colonia di formiche continuasse a spostare delle zolle grandi quanto dei chicchi di riso, in un miliardo di anni potrebbe demolire il monte Tai. Se le si concede abbastanza tempo, la vita è più forte del metallo e della pietra, più potente dei cicloni e dei vulcani».

«[…] le piante, gli animali e i batteri hanno tutti avuto un ruolo fondamentale nell’attuale composizione atmosferica del nostro pianeta. Senza la vita, l’aria sarebbe molto diversa. È possibile che un altro tipo di atmosfera non riuscirebbe a schermare la crosta dai venti solari e dai raggi ultravioletti, e gli oceani evaporerebbero. Presto, l’effetto serra trasformerebbe lo stato gassoso terrestre in una copia di quello di Venere, e poi, col tempo, il vapore acqueo si disperderebbe nello spazio. Nel giro di qualche miliardo di anni la Terra si prosciugherebbe».

«Se usassimo un modello matematico analogo per simulare l’intero universo e togliessimo l’opzione “vita” sin dall’inizio, come sarebbe il cosmo risultate?» […] «Sarebbe lo stesso. Quando ho parlato degli effetti della vita sull’ambiente, mi riferivo solo alla Terra. ma se chiamiamo in causa l’universo, la vita è eccezionalmente rara e il suo impatto sull’evoluzione del cosmo sarebbe trascurabile».

[…] Lo spazio lo terrorizzava. Come tutti quelli che lo avevano studiato per lavoro, ne comprendeva la natura sinistra meglio dei profani. L’inferno non era sulla Terra, ma in cielo.

[…] La vita raggiunse una pietra miliare evolutiva quando uscì dagli oceani e si avventurò sulla terraferma, ma quei primi pesci cessarono di essere pesci nel momento stesso in cui abbandonarono l’acqua. Allo stesso modo, quando gli esseri umani saliranno davvero nello spazio e si libereranno dei vincoli che li tengono legati alla Terra, cesseranno di essere umani. Perciò, a tutti voi dico questo: se intendete andare nello spazio esterno senza guardarvi indietro, vi prego di ripensarci. Il prezzo da pagare è molto più alto di quanto immaginiate.

«L’universo conosciuto ha un diametro di sedici miliardi di anni luce, ed è ancora in espansione. Ma la velocità della luce misura soltanto trecentomila chilometri al secondo; in altre parole, viaggia soltanto a passo di lumaca. Ciò significa che la luce non può mai andare da un capo all’altro dell’universo. E poiché nulla si muove più veloce della luce, ne consegue che nessuna informazione o forza motrice può coprire l’intero diametro del cosmo. Se stessimo parlando di una persona, gli impulsi cerebrali non arriverebbero alle estremità del corpo; il cervello non saprebbe dell’esistenza degli altri, e gli altri non saprebbero dell’esistenza del cervello. Non è forse questa paraplegia? L’immagine nella mia mente è anche peggiore: l’universo è soltanto un cadavere che si sta gonfiando».

«La vita stessa è già il risultato di un incredibile colpo di fortuna. Così è avvenuto sulla Terra in passato, e così è sempre stato in questo universo crudele. Ma a un certo punto, l’umanità ha sviluppato l’illusione di avere “diritto” alla vita, e che la vita potesse essere data per scontata. Questa è la ragione fondamentale della vostra sconfitta […]».

La civiltà umana era come una bambina che avesse spalancato l’uscio di casa per guardare fuori. La notte infinita l’aveva terrorizzata, scuotendo il suo esile corpo sulla soglia della sconfinata e profonda oscurità. Per questo, la bimba aveva chiuso saldamente la porta.

«[…] Fa’ finta che, conoscendo le condizioni iniziali, tu sia in grado di calcolare e stabilire quelle successive di un qualunque momento futuro. Supponi che uno scienziato extraterrestre abbia ricevuti tutti i dati riguardanti la Terra miliardi e miliardi di anni fa. Credi che potrebbe prevedere l’esistenza di questo deserto attraverso quei calcoli?». Bai Aisi ci pensò. «No. Questo deserto non è il prodotto dell’evoluzione naturale della Terra, ma di forze umane. Le leggi della fisica non possono descrivere il comportamento degli esseri viventi». «Molto bene. Perché, allora, noi e i nostri colleghi ci incaponiamo tanto nel voler spiegare le condizioni attuali del cosmo, e magari predire il suo futuro, solo attraverso delle deduzioni basate su leggi fisiche?».

Al tramonto della specie, non si poteva fare altro che imitare i gesti di un lontano passato, l’infanzia dell’umanità: scolpire parole sulla pietra.

Ma anche se quella cultura fosse durata dieci milioni di anni, gli altri otto milioni venuti dopo ne avrebbero obliato ogni traccia. Davvero il tempo era la forza più crudele di tutte.

Lascia un commento

Comments (

0

)