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Post Scriptum, il free press che non c’era

Post Scriptum, il free press che non c’era: il mensile di Vocalis Edizioni debutta a gennaio 2018 con una tiratura da 40 mila copie.

PS – Post Scriptum è il nuovo free press mensile che ha fatto il suo debutto in Veneto a gennaio 2018. Un esperimento molto ambizioso che parte con una tiratura di 40.000 copie distribuite in oltre 60 location in tutto il Veneto. Il mensile infatti sarà disponibile gratuitamente in tutti i negozi Argos Energia e in 30 punti vendita Aliper.

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Fantasmi e fughe – Un libro di storie, di Giulio Mozzi – Citazioni

Fantasmi e fughe – Un libro di storie, di Giulio Mozzi, Einaudi Tascabili Stile Libero, Citazioni

Fantasmi e fughe - Un libro di storie, di Giulio Mozzi - CitazioniIo non sono mai stato bravo a viaggiare. Andare da un posto a un altro, questo lo so fare. Prendo il treno o la corriera, o il mezzo che serve, e vado. Arrivo, prendo un autobus o la metropolitana, o vado a piedi, e vado […] Andrò da qualche parte prossimamente. Partirò sapendo dove andare, arriverò, farò ciò che mi è richiesto fare, ripartirò e tornerò a casa. alla mia casa, che è l’unico posto dove posso stare.

C’è un’ebbrezza della solitudine in mezzo alla gente, che mi attira. Mi piace stare nei grandi magazzini, nei treni, nelle piazze o nelle vie di passeggio. O nelle spiagge, dove la gente si mostra pressoché nuda. Eppure in spiaggia la gente resta del tutto estranea.

Allora ascoltavo questa musica, che è importante. La musica degli Underworld credo che appartenga al genere techno, il che non è importante, comunque è una musica a cellule ritmiche ripetute e ripetitive, tutta o quasi fatta con le macchine; anche le voci, quando ci sono (raramente) sono passate per le macchine. Il bello di questa musica è che non è affatto ripetitiva perché, se si ascolta bene (convengo ceh quasi nessuno ascolta bene la techno) ci si accorge che quasi ogni cellula ritmica (cioè tra un bum-bum e l’altro) ci sono minime variazioni e trasformazioni. E il tutto è piuttosto bello.

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Nel 2012 più di 62 milioni di turisti in Veneto che si conferma prima regione turistica d’Italia

Nel 2012 più di 62 milioni di turisti in Veneto che si conferma prima regione turistica d'Italia
IL TURISMO VENETO CONFERMA IL SUO APPEAL MONDIALE. NEL 2012 OLTRE 15,8 MILIONI DI ARRIVI E PIÙ DI 62,3 MILIONI DI PRESENZE. GLI STRANIERI SFIORANO IL 65 PER CENTO

Il Veneto si conferma in scioltezza prima Regione turistica d’Italia anche per il 2012, con 62.351.657 presenze, delle quali il 64,8 per cento di ospiti stranieri, e 15.818.525 arrivi, dei quali il 64,7 per cento stranieri.

Tradotto in altri termini, ogni sei pernottamenti in Italia, uno (e qualcosa di più) è registrato in Veneto.

I motivi del primato del Veneto sono in vetrina da oggi a domenica 17 febbraio alla BIT, Borsa Italiana del Turismo, ospitata nel Polo Fieristico di Rho – Pero. Lo spazio dell’ospitalità veneta è allestito nel Padiglione 1, settori B25 B29 D26 D30, dove sono proposti Venezia, Città d’arte e Ville venete, Mare e Spiagge, Dolomiti e Montagna, Lago di Garda, Terme Euganee, Po e suo Delta, Pedemontana e Colline venete, Fondazione Arena di Verona, Fenice di Venezia segmenti aeroportuali, crocieristica e navigazione, parchi tematici e il programma dei Misteri curato dall’Unione Pro Loco del Veneto.

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Sugarpulp Festival: il programma completo di tutti gli eventi

Su iBooks Store di Apple è disponibile in download gratuito l’ebook/catalogo del Sugarpulp Festival 2012

L’ebook contiene il programma completo del “Sugarpulp Festival 2012 – Territori Noir” in programma al Centro Culturale San Gaetano di Padova dal 28 al 30 ottobre 2012, l’intervista multipla a tutti gli autori, disegnatori e sceneggiatori ospiti del festival, il concept e le foto di “The Purple Eleven Connection”, l’elenco dettagliato dei workshop organizzati durante il festival, Il Manifesto e il Decalogo Sugarpulp.

Un modo semplice e veloce per sapere tutto (ma proprio tutto) sul Sugarpulp Festival 2012.

Segui il link e scarica subito l’ebook gratuito “Sugarpulp Festival 2012 – Territori Noir”.

Il programma completo del è consultabile anche sul sito ufficiale del Sugarpulp Festival 2012.

Una giornata al mare a Sottomarina

La settimana scorsa ho passato una giornata di mare a Sottomarina, la così detta spiaggia dei padovani. Ai bagni Castello Bianco c’era molta gente, per lo più anziani o coppie con bambini. Un posto tranquillo, uno di quelli in cui ha la certezza di trovare le classi medio basse della società. Gente popolare insomma, gente normale.

A fianco a noi due coppie che hanno passato la giornata a chiacchierare sotto l’ombrellone, una aveva superato i 60 e una i 50. Arrivato il fatidico orario del pranzo, da bravi veneti, hanno legato un telo tra i due ombrelloni dando vita al mitico tendalino da mare, hanno usato una sdraio come tavolino e altre due sdraio come panche. Dopo di che hanno aperto le loro due borse frigo imperiali e hanno iniziato a mangiare di tutto. Scene normali in Veneto ma anche in tantissimi altre spiagge popolari di tutta Italia.

I quattro signori come dicevo hanno chiacchierato per tutta la giornata di tasse, dei negri che ormai sono dappertutto, i cinesi che lascia perdere, la pensione, gli acciacchi, tizio e caio che sono morti (“ah non lo sapevi?”) le olimpiadi… Mentre mangiavano arriva un venditore di orologi tarocchi, a occhio e croce direi indiano: non comprano nulla ma, prima che questo possa aprire bocca, lo obbligano a sedersi a mangiare con loro.

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Al via il primo festival dei blog letterari

Immagine[…] C’è poi chi ne ha fatto una multipiattaforma, come gli animatori di «Sugarpulp» l’associazione culturale padovana che oltre ad esprimersi via web ha anche creato un festival dedicato al noir. Comunque, al di là del «sorpasso» da parte degli strumenti più avanzati, «i blog sono diventati sempre più un riferimento per gli editori, perchéte», sostiene Giacomo Brunoro, di Sugarpulp.

Ma si riesce ad essere liberi rispetto alle proposte delle case editrici? «Essendoci tantissime proposte – continua – il nostro spazio lo usiamo per le cose che ci piacciono» […]

Leggi tutto l’articolo sul sito del Corriere del Veneto

Unabomber, il terrore senza volto

Unabomber, il terrore senza volto. Viaggio nell’incubo. E se Unabomber si fosse fermato soltanto per alleggerire la pressione intorno a sé?

Domenica 21 agosto 1994. Sacile, provincia di Pordenone. La signora Daniela Pasquali sta visitando con i suoi due figli la “Sagra degli Osei”. Camminando tra le bancarelle scorge in terra uno strano tubo di metallo.

Senza pensarci troppo lo raccoglie e l’ordigno, una bomba artigianale piena di biglie, le esplode tra le mani. Fortunatamente lei e i suoi figli riportano solo danni lievi e ferite guaribili in pochi giorni.

Tutti pensano ad uno scherzo di cattivo gusto, ma ben presto dovranno ricredersi. Quella domenica di fine agosto infatti segna l’inizio di un incubo per gli abitanti del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Un incubo chiamato Unabomber.

Tra i tanti misteri che hanno tenuto in ostaggio l’Italia quello di Unabomber è uno dei più inquietanti: siamo di fronte ad una vicenda che mischia agghiaccianti azioni criminali, clamorosi errori investigativi e, per alcuni, anche sinistri messaggi in codice.

Il dinamitardo soprannominato Unabomber infatti ha seminato il panico tra Veneto e Friuli Venezia Giulia in piena libertà e senza lasciare tracce per anni. Mai un passo falso per questo questo folle criminale che ha tenuto in scacco la polizia.

Al primo ordigno esploso a Sacile nel 1994 sono seguiti quelli di Pordenone, Aviano, Azzano Decimo, Pordenone, Lignano Sabbiadoro, San Stino di Livenza, Treviso… una spirale di terrore infinita che in 12 anni ha prodotto 32 attentati.

Dopo i primi casi la stampa e l’opinione pubblica capiscono che lì fuori c’è un pazzo e le forze dell’ordine, che in un primo tempo hanno sottovalutato il problema, si muovono. Nella popolazione cresce il panico dato che Unabomber colpisce senza strategia: bambini che giocavano, casalinghe che facevano la spesa, bagnanti in spiaggia, fedeli in chiesa… queste sono state le sue vittime. Persone indifese, colpevoli soltanto di essersi trovate nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Gli investigatori brancolano nel buio: Theodore Kaczynski, l’Unabomber americano da cui il criminale del Nord Est ha preso il nome, agiva secondo i canoni che i profiler dell’FBI avevano tracciato per criminali di questo tipo; l’Unabomber del Nord Est invece sembra non avere nessuna finalità se non quella di seminare il terrore.

Viene creata una squadra speciale “anti Unabomber” e, dopo l’analisi accurata e maniacale di centinaia di prove e di indizi, spunta il nome di Elvo Zornitta, un ingegnere aeronautico che vive in provincia di Pordenone. Per l’ingegnere di Azzano Decimo comincia un calvario giudiziario che si concluderà soltanto il 2 marzo del 2009 quando il GIP di Trieste archivierà la sua posizione.

E durante l’affaire Zornitta la procura viene travolta da uno scandalo: Ezio Zernar, uno dei periti dell’accusa, manometteo una prova per incastrare l’incolpevole ingegnere. Un’onta che macchia irrimediabilmente tutta l’indagine e che alimenta ulteriori sospetti e dietrologie su tutta questa brutta storia.

Sono passati 6 anni dall’ultima volta che Unabomber ha colpito, nel maggio del 2006. Secondo tutti i profiler un soggetto di questo tipo non interrompe mai volontariamente le sue azioni criminali: si ferma solo perché non può più colpire. La speranza di tutti è che non ricompaia mai più e che resti solo un brutto ricordo, un incubo di cui qui a Nord Est ci vogliamo dimenticare.

Ma se Unabomber si fosse fermato soltanto per alleggerire la pressione intorno a sé? Forse in questo momento si trova seduto nel suo laboratorio, concentrato nella preparazione dell’ennesimo ordigno che, colpendo tutti di sorpresa, ci farà ripiombare nell’incubo.

(questo articolo è stato pubblicato originariamente nella rivista Veneto & Veneti nel luglio 2012).

Ludwig: un caso chiuso… forse.

La storia di Ludwig è a modo suo un unicum nel panorama dei Misteri Italiani. A livello giudiziario questo è un caso risolto: per la legge italiana ci sono due colpevoli. Un caso chiuso insomma, un caso di cui sappiamo tutto… forse, perché in realtà a tutt’oggi uno dei condannati si dichiara estraneo ai fatti e non perde occasione per dichiarare la sua innocenza alla stampa ed alla televisione. Ma chi o che cosa si celava dietro alla sigla Ludwig?

Gli omicidi e le azioni criminali ascritte a Ludwig coprono un arco di tempo che va dal 1977 al 1984. Sette anni in cui si contano 15 morti e numerosi feriti, soprattutto in Veneto. Coltelli, asce, martelli e fuoco le  armi preferite. Gli obiettivi sono i “diversi”, o meglio tutti quelli che non sono degni di vivere secondo una farneticante filosofia neonazista a cui il gruppo sembra aderire.

Sotto i colpi mortali di Ludwig cadranno così senzatetto, prostitute, frequentatori di cinema a luci rosse e drogati, ma anche religiosi di diversi ordini. Agli occhi del gruppo sono tutti accomunati dal fatto di appartenere ad una razza inferiore e per questo non meritano di vivere. Dopo gli omicidi arrivano puntuali le rivendicazioni spedite ai giornali e all’Ansa. La più celebre recita: “la Nostra fede è nazismo, la nostra giustizia è morte, la nostra democrazia è sterminio”.

La polizia prova ad indagare nell’ambiente dell’eversione di destra che in quegli anni nel Veneto aveva una delle sue roccaforti ma non emerge nulla. L’organizzazione non sembra avere nessun progetto politico concreto e non sembra riconoscersi nell’area della destra extraparlamentare. Si firma Ludwig ma ancora oggi non sappiamo a che cosa si riferisca di preciso questo nome.

Alla fine verranno catturati due ragazzi, Wolfgang Abel e Marco Furlan, mentre cercano di incendiare con due taniche di benzina la discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere. Sarà soprattutto il  rinvenimento di alcune minute delle rivendicazioni trovate in casa dei sospetti a far maturare negli inquirenti la certezza di aver messo le mani sul famigerato gruppo Ludwig.

Ma chi sono Abel e Furlan? Sono due ragazzi della cosiddetta “Verona bene”, benestanti e senza grossi problemi, come del resto lo erano anche i tre “bravi ragazzi” del massacro del Circeo. Rispetto ai tre romani però Abel e Furlan sono due persone con un’intelligenza di molto al di sopra della media: all’università infatti andavano avanti a suon di 30 e lode in Matematica e Fisica. I due indaganti si dichiarano estranei ai fatti: volevano dare fuoco alla discoteca Melamara, questo si, ma si trattava soltanto di una “ragazzata”. Loro con Ludwing non hanno nulla a che vedere, ma nessuno gli crede: troppo importanti le prove a loro carico, troppo evidenti gli indizi che li inchiodano.

Caso chiuso… forse, perché in realtà restano ancora oggi delle zone grigie mai chiarite del tutto. Per prima cosa ci sono le testimonianze di quanti si trovano nelle zone dei delitti e che parlano di persone dalle fisionomie molto diverse da quelle di Abel e Furlan ma, soprattutto, in alcuni casi parlano di gruppi di più di due persone. Poi c’è un ultimo inquietante dettaglio: secondo la versione ufficiale Furlan ed Abel avrebbero lasciato la loro Vespa a Carpenedolo ed avrebbero percorso il tratto di strada fino alla discoteca a piedi con le due taniche di benzina, ben 7 chilometri di strada statale. Un’enormità, soprattutto se le cose fossero finire male e ci fosse stato bisogno di scappare. Un piano troppo stupido perfino per un criminale occasionale, figuriamoci per dei criminali incalliti, metodici e razionali come quelli di Ludwig. Qualcosa non torna.

C’è forse qualcuno che li ha trasportati in macchina da Carpenedolo a Castiglione delle Stiviere e non ha mai pagato per i suoi delitti? Si tratta forse di quella persona dalle fattezze diverse che in molti testimoni giurano di aver visto in diversi luoghi dei delitti? Una cosa però è certa: dopo l’arresto di Abel e Furlan Ludwig non ha più colpito.

Per saperne di più: Il caso Ludwig: follia neonazista a Nordest, di Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro (2011, LA CASE Books).

Felice Maniero e la Mala del Brenta in ebook

In questi giorni si fa un gran parlare di Felice Maniero e della Mala del Brenta dato che Sky sta trasmettendo la serie “Faccia d’Angelo” dedicata alle gesta del boss.

L’anno scorso ho pubblicato insieme a Jacopo Pezzan un ebook sulla storia di Felicetto, una libro che vuole raccontare in modo veloce ed essenziale non solo l’a storia del boss della Mala del Brenta, ma anche un Veneto che in quegli anni stava facendo un salto in avanti di un secolo nel giro di un paio di decenni, con tutto quello che questo comporta.

Di seguito la scheda dell’ebook:

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Incubi a Nord Est, un libro di Alberto De Poli

De Poli si presenta con un ottimo romanzo che ha il non piccolo pregio di raccontare in modo schietto la provincia a Nord Est.

E non a caso a “bucare” le pagine è la figura di Adriano Biancon, il protagonista, un toso di provincia che incarna le mille contraddizioni di una generazione nata sul finire degli anni ’70 e che, proprio quando stava per entrare al cinema per godersi un bel film hollywoodiano, si è sentita dire che i biglietti erano finiti.

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I trentenni del libro fra ebooks e fumetti

Trentenni ambiziosi e appassionati, armati di ottime idee e di una buona dose di coraggio. Giovani editori veneti crescono.  […] Ecco, dunque, qualche esempio vincente: una selezione di nomi, volti e progetti nuovi, una prima mappa (in evoluzione) delle giovani eccellenze, dei talenti editoriali della nostra regione […].

Parliamo quindi di e-book e audiolibri, campo d’indagine esclusivo di La Case, creatura di Giacomo Brunoro e Jacopo Pezzan, con sede a Padova e Los Angeles, che ha scelto la strada del digitale, raccogliendo ottimi risultati dopo un solo anno di attività. Nata nel dicembre 2010, nel primo semestre del 2011 La Case ha pubblicato 30 titoli: due in particolare, Amanda Knox & The Perugia Murder e The True Stories of the Monster of Florence, sono stati venduti in Usa, Australia, Irlanda e Inghilterra, diventando piccoli casi editoriali internazionali.

«Fino a poco tempo fa – racconta Giacomo Brunoro – sarebbe stato impensabile per due autori italiani andare a vendere nel mercato di lingua anglosassone, ora invece questo non solo è possibile, ma è anche una realtà concreta».

Potete leggere tutta l’articolo di Francesca Boccaletto sul sito del Corriere del Veneto

IL VENETO SCHIERA L’ARMATA DEL FOOD

In tempo di crisi e di turbolenze finanziarie, la galassia del food in Veneto lancia un’Opa sulla ripresa e si propone come traino per il made in Italy.

I driver sono quelli consueti: innovazioneinternazionalizzazione e integrazione. Dal confronto con l’esperienza realizzata (con successo) in altri Paesi dal pedigree ben più modesto nell’ambito agroalimentare, si affaccia sulla scena economica il consorzio Veneto Food che dichiara pochi obiettivi concreti: la costruzione di sinergie operative tra imprese della filiera che parte dal produttore agricolo e arriva alla distribuzione commerciale, passando per trasformazione e valorizzazione artigianale e industriale; lo sviluppo di azioni non istituzionali, ma pienamente business per affermare il prodotto veneto sui mercati internazionali non in senso astratto, ma operando come sistema-impresa; l’attivazione di pratiche innovative (dal R&D al marketing, dalla chimica ai brevetti) per chi compete sul mercato “vero” domestico e intercontinentale.

Leggi tutto l’articolo sul blog di Charta-Bureau