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Carlo Conti peggio del Maestro Canello

Scrive Aldo Grasso sul Corriere:

«Non ci poteva essere trasmissione più azzeccata per rappresentare il momento che attraversiamo. La notte di Capodanno è servita a Carlo Conti, un perfetto impiegato dell’intrattenimento, per traghettare il pubblico televisivo nel 2012. Tempo di crisi, tempo di divertimenti domestici: e allora via con i Pooh, Antonello Venditti (definito «poeta»), Fausto Leali, i Dik Dik. Via con l’allegria dei veglioni di fine d’anno. […] 

I capelli tinti (dei Pooh e di tutti gli altri) sono il simbolo più fatale di un Paese vecchio che finge però di essere giovane, la rappresentazione di un fermo immagine che ci incolla irrimediabilmente agli anni Settanta, un ritaglio di giornale ingiallito che parla di noi. E a nulla servono quei demenziali sms che scorrono in basso per la gioia del consigliere d’amministrazione Antonio Verro e del vicedirettore Antonio Marano presenti a Courmayeur […]». (Il Capodanno di Conti vecchio come il Paese su Corriere.it)

Insomma, roba che neanche il Maestro Canello

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«Vieni via con me»: un po’ come a messa

Ho sempre pensato che Fabio Fazio avesse la faccia prete. Noto con piacere che non sono il solo…

«Vieni via con me» non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. […] L’officiante è facile individuarlo: ne ha tutti i modi, i comportamenti, spesso le affettazioni; è Fabio Fazio. Che ha una capacità straordinaria, tipica di alcuni celebranti: quella di trasferire sui suoi numerosi fedeli quell’aura di senso di colpa che gli trasfigura il volto. La doglianza gli dà potere, mostrarsi vulnerabile (i ricchi contratti non gli impediscono di piangere sempre miseria) è la sua garanzia di invincibilità, tra un Alleluia e una Via Crucis. E poi c’è lui, la vittima sacrificale, il Cristo in croce. Se Roberto Saviano si mettesse una parrucca assomiglierebbe in maniera impressionante al Cristo di Pasolini […]».

Letti tutto l’articolo di Aldo Grasso su Corriere.it

Digitale terrestre e conflitto d’interessi: alcune osservazioni di Gilioli

Dopo aver usato come cavie viventi i sardi e i valdostani, gli alchimisti del digitale terrestre stanno infierendo sui romani e i loro vicini, con il risultato che – ad ascoltare quello che si dice nei bar o negli autobus – viene da pensare che da queste parti il mitico gradimento del Grande Leader sia destinato a scendere parecchio se non si sbrigano a sistemare i ripetitori, altro che Mills e Noemigate.

Ma aldilà dei disagi e delle incazzature – migliaia di nonnette attaccate al numero verde dall’alba al tramonto – agli alchimisti di cui sopra andrebbero forse poste in questi giorni di caos tre domandine facili facili che meriterebbero risposte altrettanto dirette.

Continua a leggere il post su Piovono Rane, il blog di Alessandro Gilioli.