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Il Social Network è una madeleine

«Ma, quando di un passato antico nulla sussiste, dopo la morte degli esseri, dopo la distruzione delle cose, soli, più fragili ma più vivaci, più immateriali, più persistenti, più fedeli, l’odore e il sapore rimangono ancora a lungo, come anime, a ricordare, ad attendere, a sperare, sulla rovina di tutto il resto, a portare senza piegarsi, sulla loro minuscola goccia quasi impalpabile, l’immenso edificio del ricordo» (Marcel Proust, La strada di Swann).

Avete notato com’è cambiata l’estetica dei social media? A dieci anni dal suo avvio, il social Web sta diventando sempre più sentimentale, bello e profondo, e presenta di noi e della nostra vita un’immagine a cui guardare con nostalgia. I social media sembrano sempre meno degli scenari futuristici con un design freddo, pulito e minimalista. La visione cyberpunk di un futuro connesso digitalmente era una fantasia. Nessuno in realtà voleva i colori sgargianti e le tute argentate esibite nel film Tron, che sembravano rendere il passato irrilevante e da dimenticare. Era una visione della tecnologia che ora sembra quanto meno limitata.

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L’estate è finita, è tornato Colombo.

Ti accorgi che l’estate è finita perché la domenica sera ti puoi godere Colombo-pizza-birra (o coca); perché in prima serata su Rete4 tornano i film di Steven Seagal; perché al posto di Renegade c’è Walker Texas Ranger; perché come al solito Rete4 riparte con la contro-programmazione sulla Champions League a base di Bud Spencer & Terence Hill; perché all’ora di pranzo se sei a casa puoi zappingare tra La Prova del Cuoco e Detective in Corsia; perché Rai2 la smette con le repliche e inizia con i suoi telefilm da bollino rosso; perché la tv a pagamento pubblicizza la nuova super serie del momento  (l’anno scorso era Visitors, ora pompano molto The Event)…

E poi tutte le solite novità: il lancio delle “grandi fiction che vedremo in autunno”, i talk show di politici, i programmi sportivi che ripartono, i reality fotocopia, la tv del dolore e le corazzate della domenica pomeriggio.

Non c’è niente che scandisca il passare delle stagioni come i palinsesti televisivi. Immutabili, eterni, rassicuranti.

Tu la tv non la guardi ma passandoci davanti percepisci che è arrivato il momento di dare il giro all’armadio e di iniziare a pensare ai regali di Natale. Tutto il resto è inutile e fastidioso chiacchiericcio.

Nostalgia a fumetti: breve storia della Play Press

Namor01Le Edizioni Play Press di Mario Ferri iniziano la loro avventura nel mondo dei comics nel 1986, in un’epoca in cui il fumetto americano è dato per spacciato dopo la chiusura di Editoriale Corno e Editrice Cenisio avvenuta due anni prima. Fumetti Marvel e DC in edicola non ce ne sono, a parte le poche e costose pubblicazioni Labor Comics e i primi CONAN della Comic Art. La Play comincia a pubblicare del materiale Marvel slegato dal tradizionale Marvel Universe: MY LOVE, con le storie rosa della Silver Age (e dite quello che vi pare, ma se potessi metterci le mani sopra ne sarei ben contento), e soprattutto i TRANSFORMERS, dedicata ai popolari robot trasformabili, che proprio allora si fanno conoscere in Italia.

Leggi tutti gli articoli completi su Fumetti di carta: Parte 1, Parte 2 e Parte 3.

Update del 14 settembre: ora è disponibile anche la Parte 4.