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L’Italia sarà il prossimo “Cigno Nero” del Web

Se oggi penso a Internet in Italia penso che l’indifferenza non sia più un’opzione. Ad essere sincero non mi interessa parlare di questa Italia. Mi interessa parlare dell’Italia che verrà. Io amo l’Italia. Ma non questa Italia.

Se penso a questa Italia e alla Rete “oggi”, la prima immagine che mi viene in mente è quella di uno stagno digitale. Ed è per questo che non mi interessa parlare di politica che parla di web senza parole, non mi interessa parlare delle continue proposte – dirette e indirette – di censura della Rete degli ultimi 2 anni e non mi interessa parlare della maggior parte dei nostri media che sono ancora analogici. Non mi interessa parlare di “questa” Italia. Voglio concentrarmi sull’Italia che sta per arrivare.

E per intuire l’Italia che verrà bisogna pensare all’Italia che è stata. Il Web non è altro che l’avvenire dei nostri ricordi. E abbiamo dei gran bei ricordi no? Guardiamo alle cose straordinarie che gli italiani sono riusciti a fare un po’ in tutti i campi (siamo un popolo multitasking). Dall’arte, alla cultura, alla musica, alla tecnologia, abbiamo contribuito a lasciare il segno ovunque. Leonardo, Galileo, il Rinascimento, l’opera, la retromarcia (l’ha inventata il Vasari lo sapevate? Il mondo andava solo avanti e noi da classici italiani abbiamo detto “ma proviamo a andare un po’ indietro…”), Cristoforo Colombo.

Ecco Colombo. Colombo è stato il primo hacker della storia.

Leggi tutto il post di Marco Montemagno sul suo blog.

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Chi ha paura della rete?

Resto sempre molto perplesso di fronte ad iniziative che cercano di limitare o bloccare “la rete”.  Semplicemente perché non ho ancora capito cosa si intenda con l’espressione “la rete”: io continuo a considerare internet un semplice strumento, o se volete un luogo in cui le persone fanno delle cose. Di conseguenza le responsabilità delle azioni sono sempre delle persone che le commettono: cercare di azzerare la responsabilità personale parlando della “rete” come di un qualcosa che agisce in prima persona mi fa davvero incazzare.

La novità di oggi è che la Comunità Europea sta pensando ad una nuova legge per impedire la vendita online ai soggetti che non hanno un negozio “di mattoni e malta” (citazione letterale). No, non è uno scherzo (trovate la notizia su Corriere.it).

Non c’è niente da fare, la burocrazia e il potere politico ragionano (quasi) sempre in un’unica direzione: mantenere lo status quo, preservare il privilegio. E’ bello notare poi come la Storia continui a non insegnare niente: da millenni si cerca disperatamente di avversare in ogni modo le innovazioni culturali che minano gli equilibri consolidati, e da millenni si va incontro a fallimenti clamorosi. Niente, non impariamo niente dal passato: e allora via, è arrivato il momento di tornare a svuotare il mare con un cucchiaino (come fa giustamente notare Luigi Offeddu sul Corriere). Questa volta però usiamo un cucchiaino “di mattoni e malta”

Spot.Us, un nuovo modo di concepire il giornalismo

[…] vi parlo di monnezza, tanto per cominciare. Non di quella di Napoli, né di quella di Palermo, ma di quella che nell’oceano Pacifico copre una superficie pari a circa tre volte l’Italia. Si tratta di una vera e propria discarica galleggiante aggregata dal gioco delle correnti, in larghissima scala quel che accade negli angoli delle piscine poco curate. La cosa è di certo interesse, tanto che una giornalista americana free lance propone al New York Times un reportage. Il quotidiano si dice disponibile a pubblicarlo, ma non intende coprire le spese di viaggio, una voce consistente visto che l’area interessata si trova molto oltre l’arcipelago delle Hawaii. Lindsey Hoshaw, questo il nome della giornalista, non si perde d’animo e si rivolge a Spot.Us, un’organizzazione no profit che ha lo scopo di trovare i fondi per la realizzazione di reportage su argomenti inediti, di interesse generale, ma trascurati dai poli di informazione classici.

Leggi il resto dell’articolo sul blog Bioetica.