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Avversario segreto: la prefazione di Lia Volpati

1922. Agatha Christie ha trentadue anni. È felicemente sposata con Archibald Christie (che ancora non l’ha tradita, per lo meno ufficialmente e quindi ancora non le ha fatto perdere, se pur temporaneamente, il ben dell’intelletto), ha una figlia, Rosalind, e due anni pri­ma, su istigazione e per scommessa con una maliziosa sorella, che non la credeva capace di tanto, ha scritto e pubblicato il suo primo giallo The Mysterious Affair at Styles (Poirot a Styles Court). Dell’esito del libro era moderatamente contenta.

Del libro «… erano state ven­dute», racconta nella sua autobiografia, «poco più di duemila copie, il che non era poco per un romanzo po­liziesco scritto da una perfetta sconosciuta. A me aveva fruttato la miserabile somma di venticinque sterline, proveniente non dai diritti d’autore, ma dall’acquisto inaspettato dei diritti di pubblicazione a puntate da par-te del “Weekly Times”. Secondo John Lane, la pubblica­zione del romanzo sul “Weekly Times” avrebbe notevol­mente accresciuto il mio prestigio. Poteva anche darsi, ma il fatto che la mia fatica avesse fruttato soltanto ven­ticinque sterline non mi incoraggiava a ritenere che, scrivendo, avrei raggiunto la ricchezza».

Leggi tutta la prefazione nel blog dedicato ad Agatha Christie.

Alla deriva: la prefazione di Alex R. Falzon

Nell’autobiografia, Agatha Christie asserisce d’aver scritto i primi romanzi e racconti per puro divertimento e senza altra ambizione oltre a quella di passare il tempo e di distrarsi dalle faccende domestiche:

“Scrivere racconti era diventato per me un’abitudine, direi quasi che era arrivato a sostituirsi al ricamo delle fodere o dei quadri ricopiati dai disegni floreali delle porcellane di Dresda. Se qualcuno ritiene l’accostamento lesivo nei confronti del lavoro dello scrittore, non posso che dargli torto; l’impulso creativo si manifesta sotto qualsiasi forma, nel ricamo, nella preparazione di piatti elaborati, nella pittura, nel disegno, nella scultura, nella musica e, allo stesso modo, nello scrivere.

Leggi tutta la prefazione di Alex R. Franzon nel blog dedicato ad Agatha Christie.

Destinazione Ignota: la prefazione di Lia Volpati

Lo spionaggio non ha fine; esso scorre in un caratteristico
mondo segreto attraverso le guerre e i secoli; cosicché è evidente
che mai giungeremo a conoscere con certezza la piena
verità intorno alle spie atomiche…

Alan Moorehead, I traditori, 1953

Agatha Christie, nella introduzione da lei stessa scritta (unico caso, mi pare, nel corso della sua lunga vita e carriera) a un suo romanzo a sfondo spionistico, Passeggero per Francoforte, ci fornisce alcune indicazioni utili su quello che potrebbe essere definito (prendendo a prestito un termine tecnico della narrativa poliziesca, di spionaggio, giallo-nera, insomma) il suo modus operandi, definizione ormai ridotta, nei romanzi americani di questo filone, alla semplice sigla M.O. La Christie afferma che a chi le chiede dove attinga le proprie idee risponde “dalla mia testa”, a chi le domanda se prenda ispirazione per i suoi personaggi dalla vita reale, replica seccata: “No. Li invento. Sono miei. Devono essere i miei personaggi, devono fare quello che io voglio che facciano, essere quello che io voglio che siano…prendere vita per me, a volte avere delle loro idee personali, ma solo perché io li ho resi pensanti”.

Leggi tutta la prefazione nel blog dedicato ad Agatha Christie.