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Lo stato della giustizia in Italia

Alcuni estratti dell’intervista di Pasquale Feo all’ex magistrato Edoardo Mori:

«Il sistema di polizia, il trattamento dell’imputato e il rapporto fra pubblici ministeri e giudice sono ancora fermi al 1930. Le forze dell’ordine considerano delinquenti tutti gli indagati, i cittadini sono trattati alla stregua di pezze da piedi, spesso gli interrogatori degenerano in violenza. Il Pm gioca a fare il commissario e non si preoccupa di garantire i diritti dell’inquisito. E il Gip pensa che sia suo dovere sostenere l’azione del Pm».

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“A Londra gli anarchici sono i cittadini che hanno pulito la città” (Alan Moore)

L’attuale situazione in Inghilterra sembra poter essere definita come un’ondata criminale di stampo consumista che non denota nessuna connotazione politica. Se l’unico obiettivo della furia distruttiva è quello di procurarsi scarpe nuove, cellulari o TV al plasma è difficile vederci niente di più che una furtiva spedizione organizzata da un’orda di idioti opportunisti.

È quel genere, peraltro prevedibile, di collasso sociale che si avrà inevitabilmente se i governi non avranno il coraggio di affrontare le banche e le corporation, i veri responsabili per le condizioni economiche attuali, e anzi continueranno a voler tagliare le più semplici infrastrutture a una sottoclasse di persone che rappresenta la fascia più vulnerabile, meno istruita e volatile della società: gente che non ha legami con la società e che quindi si sente di non aver nulla da perdere. […]

Quindi, per riassumere. Sono in favore di proteste genuine e intelligenti nonché di atti di resistenza nei confronti di quelle istituzioni politiche e finanziarie che non hanno svolto il loro dovere di proteggere le società per le quali lavorano. Ma mi oppongo con tutte le mie forze ad atti di violenza di ogni tipo, compreso la follia teppistica a cui stiamo assistendo.

Leggi tutto l’intervento di Alan Moore sulla rivolta Londinese nel sito Linkiesta.it

l’Italia non è, purtroppo, un Paese per persone oneste

Se sento un’altra persona che parla di “nuova” tangentopoli rischio di fare una crisi isterica: ma davvero nessuno si è mai reso conto che in questi anni le tangenti in Italia hanno continuato a prosperare come se niente fosse mai successo? Anzi, una cosa è cambiata, la modalità: prima si rubava per il partito, adesso si ruba soltanto per se stessi.

La mia impressione è che ci troviamo di fronte ad un caso di disonestà intellettuale di proporzioni bibliche: sono convinto infatti che tutti sappiano benissimo che, nel 90% dei casi, quando si lavora con il potere in Italia (ma non solo in Italia, parliamoci chiaro…) bisogna pagare una tangente, volenti o nolenti.

E, attenzione, questo non succede soltanto a livello politico (per questo ho parlato di potere), quando si ha a che fare con chi decide gli acquisti per le grosse aziende, con chi ha in mano i grossi budget da pianificare, con chi ha a dispozione il portafogli aziendale o con chi gestisce appalti e commesse statali la via in moltissimi casi è obbligata: o riconosci una percentuale sottobanco alla persona in questione oppure il lavoro va ad un altro. Chi sostiene il contrario è in malafaede o non si è mai dovuto confrontare con il “mercato” italiano.

Ecco perché questo scandalo per la “nuova” tangentopoli è qualcosa di ridicolo: ma di cosa stiamo parlando? Finché non ci rassegnamo all’idea che per la grande maggioranza del popolo italiano la sfera del privato resta l’unico ambito da difendere e da tutelare, e che quindi qualsiasi posto di lavoro (pubblico o privato) viene concepito soltanto come strumento per l’arricchimento personale e della propria famiglia, allora dobbiamo rassegnarci a restare meravigliati e sorpresi da tante altre “nuove” tangentopoli.

E attenzione a chi professa purezza cristallina, cielodurismo o pretesa superiorità morale: l’Italia non è, putroppo, un Paese per persone oneste.

Referendum

Domenica 12 e la mattina di lunedì 13 giugno 2011 si vota per quattro referendum. I seggi saranno aperti dalle 8 alle 22 di domenica 12 e dalle 7 alle 15 di lunedì 13. Per saperne di più al di là degli slogan, dei bannerini e delle stronzate varie consiglio caldamente di leggere questi due post:

Leggi il post di Giulio Mozzi su Vibrisse sui Referndum.

Leggi il post di Francesco Costa sul suo blog sui Referendum.

L’assurdo anacronismo delle manifestazioni di piazza (un post polemico, lungo e a tratti volgare)

In Italia ultimamente le cose sono un po’ movimentate. Per ultimamente intendo negli ultimi 200 anni, ma diciamo che in questi giorni c’è un po’ più di casino del solito.

Devo dire che le scene pietose a cui abbiamo assistito in Parlamento non mi hanno meravigliato più di tanto: stiamo parlando di un branco di vecchi attaccati in maniera patologica ai loro miseri seggioloni, e già qualche anno fa c’era chi cantava “com’è misera la vita negli abusi di potere”. Se non fosse per il fatto che una parte della mia vita dipende anche da loro mi farebbero solo pena.

Quello che mi ha lasciato perplesso è vedere le manifestazioni che hanno assediato Roma in concomitanza con la fiducia al Governo. Ma più in generale anche tutte le manifestazioni di piazza che si sono susseguite nei giorni della protesta studentesca un po’ in tutta Italia.

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I deliri di Frattini sull’arresto di Assange

I casi sono due: o il nostro ministro degli esteri Frattini parla con toni efatici di cose che non conosce oppure è in malafede. Ecco la sua dichiarazione riportata su Corriere.it a proposito dell’arresto di Julian Assange:

«Era ora, l’accerchiamento internazionale per fortuna ha avuto successo. Assange ha fatto del male alle relazioni diplomatiche internazionali e mi auguro che sia interrogato e processato come le leggi stabiliscono».

Ora qualcuno vuole spiegare a Frattini che Assange è stato arrestato per rispondere ad un’accusa di presunta violenza sessuale? Che poi più precisaemnte l’accusa sarebbe quella di aver rotto un preservativo durante un rapporto consenziente con due donne diverse, che è già cosa diversa rispetto allo “stupro” di cui parlano i giornali.

Qualcuno poi mi potrebbe spiegare cosa c’entra il presunto accerchiamento internazionale dato che Assange si è recato spontaneamente ad una stazione di polizia Londinese, ma qui entriamo poi nel mondo del “giornalismo” vero.

Forse bisognerebbe dire al nostro Ministro degli Esteri che al momento non esiste nessun mandato d’arresto o incriminazione di alcun tipo nei confronti di Assange per le rivelazioni di Wikileaks da parte di nessun Governo. Così, giusto per dire eh…

Non ci sono più le puttane di una volta, ovvero: del crollo della deontologia professionale

Wayne Rooney è il fessacchiotto del momento: la escort di turno ha rivelato che, addirittura mentre la sua bella mogliettina era incinta, lui organizzava orge a pagamento con lei ed una collega. Orrore e raccapriccio. Alla povera mogliettina tradita non resto altro che far pagare il conto al futuro ex marito. E ho il sospetto che non sarà un conto molto leggero.

Questo è soltanto l’ultimo caso di una serie molto lunga di escort dalla lingua lunga (lo so che detto così suona male ma rende l’idea): Tiger Woods è l’esempio più recente tra gli sportivi, ma anche dalle nostre parti più di un politico ha avuto qualche leggerissimo problemino con storie di escort. E qualcuno mi pare di ricordare che fosse anche un politico decisamente importante: ora non mi ricordo il nome ma magari dopo mi torna in mente…

Comunque il punto è un altro: si può sapere dov’è finita la professionalità? Che vip, sportivi milionari o miliardari, ricchi ricconi e ricchissimi siano da sempre i principali clienti delle escort di lusso (e non) non è certo una novità. A occhio e croce è una cosa che va avanti da qualche migliaio di anni.

La novità sta nel fatto che ormai anche la escort più pagata non è più affidabile: arriva il primo giornalista che le promette un bel servizio in prima pagina e questa vuota il sacco. Con relativo sputtanamento e linciaggio pubblico del marito di turno. Una volta si poteva parlare di deontologia professionale, di rigore, di affidabilità. Oggi non più.

Fino a qualche anno fa chi poteva permetterselo ricorreva sempre a queste serie professioniste: pagavi profumatamente i loro servizi perché sapevi di poterti fidare di loro. Ora non è più così. Viviamo nell’era dei reality globali bellezza, e non basta quanto paghi, salterà sempre fuori una escort che è disposta a sputtanarti per un’intervista in prima pagina sul Sun. O perché sotto sotto sperava che alla fine l’avresti sposata (e si, Pretty Woman ha fatto più danni alla categoria di quanto si possa immaginare).

E allora a questo punto la domanda sorge spontanea: ma vale davvero la pena pagarle così tanto? Prima i vip (o presunti tali( evitavano come la peste le ragazzette e le fans e si affidavano alle professioniste per evitare scandali, complicazioni, seccature ed inutili perdite di tempo.

A quei livelli la famigliola felice la devono avere comunque perché fa tanto effetto mulino bianco con gli sponsor, ma nessuno vuole rinunciare a certi piccoli svaghi. E allora, visto che vuoi evitare seccature e fastidiose pubblicità, paghi.

Oggi come oggi pagare non basta più, se il tuo faccione e il tuo nome sono spendibili a qualsiasi livello non puoi più stare tranquillo. Ormai non solo non ci sono più le mezze stagioni, non ci sono più neanche le puttane di una volta.

Quanto sei bella Roma…

«Massì, amici leghisti della val Brembana che vi alzate alle quattro del mattino per fare tre lavori in un giorno, continuate sereni a credere che ci sarà il federalismo, la secessione, la libertà del nord».

Leggi tutto il post nel blog di Alessandro Gilioli.

Solo in Italia: il mistero di Scajola

In questi giorni si fa un gran parlare di Scajola e della casa che avrebbe comprato in nero con soldi non suoi. Come sempre in casi come questi l’indagato di turno ha parlato di gogna mediatica, attacco personale, ecc. ecc. Ma non era più semplice farsi fotografare con in mano l’atto del notaio che certifica che l’acquisto di quella casa sia stato regolare? O con in mano la ricevuta del pagamento effettuato in maniera regolare?

La cosa è talmente scontata che in giro l’ho sentita da diverse persone ed era comunque la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho letto la notizia. Non occorre neanche inviare tutto alla stampa, ti fai la foto col cellulare, la metti in internet e buona notte. Dopo di che denunci per calunnia chi ha dato la notizia falsa. Stiamo parlando di una cosa talmente banale e ovvia che perfino uno come Scajola dovrebbe arrivarci da solo. E allora perché non l’ha fatto? Perché i soliti vittimismi e piagnistei?

Ma, soprattutto, com’è che uno come Scajola è ancora Ministro? E’ un vero mistero della fede. Stiamo parlando di uno che negli ultimi anni ha collezionato una serie infinita di figure di merda, dal G8 di Genova alle dimissioni per le dichiarazioni su Enzo Biagi. Eppure è ancora lì. Boh… Già mi immagino la prossima evoluzione del caso Sacajola: anche ‘sto giro si dimette e poi nel giro di un mesetto gli tirano fuori un’altra bella poltrona da ministro, viceministro o sottosegretario con delega al nulla cosmico. Garantito.

Solo in Italia: la storia di Alessandro Casimirri

Per chi non lo sapesse Casimirri è l’ultimo latitante (latitante si fa per dire, dato che tutti sanno dov’è e cosa fa) tra i brigatisti che hanno partecipato all’agguato di via Fani. Non ha mai fatto un giorno di galera. Vive libero da sempre. La sua è una storia molto particolare. Ecco l’articolo su Casimirri pubblicato dalla Stampa:

C’ è il Papa, c’è suo padre con il Pontefice, c’è lui bambino che gioca con una palla nei Giardini Vaticani. Poi altre foto di una Roma in bianco e nero, e poco più in là, sulla parete, le mandibole di grossi squali toro. «Alcune persone sono già morte quando nascono, la loro è una vita in attesa della morte. Io invece ho avuto molte vite». Sei ergastoli sulle spalle e mai un giorno di galera: lo immagineresti deciso e imperioso l’uomo che da 28 anni è uno dei più grandi ricercati d’Italia. E invece eccolo qui, Alessio Casimirri, 59 anni, basso e ben piazzato, capelli neri e maglietta rossa aderentissima infilata nei pantaloni. La voce esce stridula, esitante: «Siete italiani? Anche io lo ero».

Casimirri ne ha avute tante, di vite. In quella di adesso fa il ristoratore, sospeso tra il suo locale storico a Managua, La Cueva del Buzo, e le battute di caccia subacquea a San Juan Del Sur, dove da poche settimane ha aperto il suo secondo ristorante, il Dona Ines”.

Leggi il resto dell’articolo sul sito de La Stampa.

Una volta ci si faceva due spaghi, oggi va di più la “pizzetta”

Scrivono sul Messaggero: La discussione è stata breve anche perché la pattuglia dei ministri presenti aveva sperimentato nei giorni scorsi la furia del presidente del Consiglio. La stessa che la sera precedente il Cavaliere era riuscito a sbollire solo verso le due di mattina grazie alla compagnia di un gruppo di giovani che il presidente del Consiglio ha fatto salire a palazzo Grazioli per «una pizzetta» (potete leggere tutto l’articolo sul sito del Messaggero).

Una piccola riflessione a margine: si vede che Roma è una grande metropoli, voglio vederti a Padova a rimediare una pizzetta alle 2 di notte, di giovedì poi. Una volta c’era Orsucci ma ormai sono anni che non chiude più tardi. Aspetta, forse Isamarket è ancora aperto alle 2? Vabbè, avrete capito che ormai ho perso le buone vecchie abitudini di una volta… ah, le care vecchie briosssss calde del vecio o alla Specola…

Forza Panino!

“[…] Che poi pensateci un attimo: la Bonino sta facendo lo sciopero della fame e il PdL perde la lista per un panino. Pazzesco”.

Leggi il resto del post su Daw.

P.S.

E comunque l’unico, il vero, l’orginale “Forza Panino” lo trovate qui (un Elio e Le Storie Tese profetici).