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Il caso Amanda Knox e la violenza dei media

Nel n° 2 della rivista Pedagogika.it trovate un mio articolo che analizza come i media hanno trattato il caso di Amanda Knox e il delitto di Perugia, sui cui ho pubblicato un ebook e un audiolibro nel 2010 insieme a Jacopo Pezzan

L’articolo integrale è disponibile come ho scritto sul numero di Pedagogika.it in edicola in questi giorni, dedicato alle “Relazioni tra generi e violenza” (qui una preview completa del numero 2). Di seguito un estratto con parte centrale dell’articolo:

Il 26 marzo 2013 la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di appello sull’omicidio di Meredith Kercher. Sono state cancellate così le due sentenze di assoluzioni nei confronti di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ultimi due imputati del processo (Rudy Guede sta scontando una condanna di 16 anni per concorso in omicidio dopo aver richiesto il rito abbreviato). Il delitto di Meredith Kercher ha avuto un’immensa eco mediatica, sopratutto negli Stati Uniti.

Vorrei andare al di là delle polemiche sulla colpevolezza o meno di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, questo lo appurerà la magistratura italiana (forse): mi interessa porre l’accento su un elemento che finora è stato trattato soltanto marginalmente, e cioè quello della “violenza” con cui è stata affrontato tutto il caso dai media.

Mentre negli Stati Uniti l’omicidio di Meredith Kercher è diventato una sorta di caso nazionale, come spesso accade quando un cittadino americano è coinvolto in episodi di violenza all’estero, in Italia e in Inghilterra i media hanno dato il peggio di loro stessi dimostrando tutti gli atavici e banali pregiudizi nei confronti del genere femminile e degli extracomunitari.

A nessuno è interessato più di tanto raccontare i fatti, cercare di ricostruire la vicenda, analizzare le prove: tutti hanno pensato bene di sbattere in prima pagina gli occhioni di “Angel Face”, com’è stata subito soprannominata la Knox, e il gioco era fatto. Invece di indagare sui fatti che hanno portato alla brutale morte della povera Meredith Kercher, i giornalisti hanno preferito andare a spulciare su MySpace per scoprire dettagli assolutamente inutili ma sensazionalistici, presentati come vere e proprie colpe.

Questa attenzione morbosa poi nei confronti del sesso, anzi, di una ragazza che vive la sua sessualità in maniera disinibita e libera, rivela tutta la violenza con cui una parte della società italiana è pronta a giudicare una donna. L’impianto accusatorio del Pubblico Ministero era ed è tuttora basato su un gioco erotico finito male, per questo motivo sarebbe morta la povera Meredith. Ecco allora che il sesso e la sessualità diventano una vera e propria ossessione per la stampa: “Meredith sgozzata dopo un’orgia di sesso e droga”, così titolava Il Messaggero il 7 novembre 2007, quando in realtà non si poteva sapere ancora nulla di certo di quello che era successo in via della Pergola a Perugia.

Ad essere vittima della violenza dei media sono sempre i più deboli: le donne, gli extracomunitari. Nessuno parla di Raffaele Sollecito, giovane di buona famiglia che al processo viene difeso nientemeno che dal celebre Avvocato Bongiorno. La sua è un figura che resta nell’ombra, tanto che la stessa Bongiorno definirà Sollecito “un allegato di Amanda”.

Nell’immediatezza dell’arresto Amanda Knox mente e indica in Patrick Lumumba, congolese che risiede da anni a Perugia, l’assassino di Meredith. La dichiarazione di Amanda si rivelerà presto essere una bufala, ma per Lumumba inizia un vero e proprio incubo. Significativo è che Lumumba verrà presentato nei giornali come “extracomunitario”: Anche Amanda Knox, essendo statunitense, è extracomunitaria, eppure nessun giornalista la chiamerà mai in quel modo. Penso che una cosa del genere si commenti da sola.

La violenza più brutale infine è quella che ha subito Meredith Kercher. Non solo è stata vittima di un omicidio destinato probabilmente a restare a lungo avvolto nel mistero, ma è stata ben presto dimenticata dalla stampa, come tante altre vittime innocenti prima di lei. Una situazione davvero insostenibile poi è stata quella vissuta dalla famiglia Kercher, tanto che il padre di Meredith il 13 marzo si è lasciato andare ad un duro e comprensibile sfogo dalle pagine del Sunday Times.

Credo la società dovrebbe fare una riflessione sulle diverse forme di violenza che possono colpire i soggetti più deboli, tanto più subdole perché spesso non vengono nemmeno percepite come tali. Inutile parlare di deontologia professionale o di senso della misura da parte della stampa, l’unica cosa che conta è il numero di copie vendute. Credo sia importante lavorare perché il pubblico sviluppi una coscienza critica e si renda conto, quando si confronta con episodi di questo tipo, che si tratta di episodi di violenza.

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“Amanda Knox”, il film: intervista a Paolo Romio

In occasione della seconda edizione dell’ebook sul caso del delitto di Perugia che ho scritto insieme a Jacopo Pezzan ho avuto modo di intervistare Paolo Romio, giovane attore vicentino che ha interpretato il ruolo di Raffaele Sollecito nel film “Amanda Knox: murder on trial in Italy” trasmesso negli Stati Uniti su Lifetime.

Il film viene trasmesso oggi per la prima volta in Italia (questa sera su Canale5) e con l’occasione ho deciso di pubblicare qui nel blog un’estratto di quell’intervista, per cercare di capire un po’ di più le dinamiche di un film così controverso e che ha scatenato non poche polemiche negli USA ma anche in Italia.

“Amanda Knox: murder on trial in Italy” è stato diretto da Robert Dornhelm e, oltre a Paolo Romio, ci sono  anche Hayden Panettiere nel ruolo di Amanda Knox e Amanda Fernando nei panni di Meredith Kercher.
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Il film è stato trasmesso negli Stati Uniti per la prima volta il 21 febbraio 2011 ed è basato sulla sentenza di primo grado. Dopo l’assoluzione di Amanda si è parlato di realizzarne una nuova versione che rispecchi il risultato del processo di appello, ma il lavoro è stato bloccato da una serie di problematiche legali avanzate dagli avvocati di Amanda Knox e da quelli della famiglia Kercher.

Intervista a Paolo Romio

Ciao Paolo, grazie mille per la disponibilità. Per prima cosa vogliamo chiederti cosa sapevi del caso del delitto di Perugia prima di essere scelto per il ruolo di Raffaele Sollecito?
Prima che mi scegliessero per il film, conoscevo quello che avevo letto sui giornali e sentito alla tv. Ovviamente la mia era una conoscenza molto superficiale. Sapevo che a Perugia era stata trovata morta una ragazza inglese e che i principali accusati erano “due giovani fidanzatini”, un’americana e un italiano. Ad essere sincero già così tutta questa vicenda sembrava un film più che una storia vera…

Come hai approfondito l’argomento per prepararti ad interpretare questo ruolo?
Per prepararmi mi sono basato sulle informazioni che potevo trovare online, andando a cercare anche tutti i video, i documenti, le interviste ai protagonisti e i vari servizi e programmi di approfondimento che erano stati fatti sull’omicidio. Nella fase di preparazione di un ruolo cerco sempre di approfondire il più possibile l’argomento che devo studiare, l’obiettivo è quello di ampliare la mia visione per capire le dinamiche emotive e umane del personaggio che poi interpreto.

A livello professionale invece com’è stato confrontarsi con una produzione statunitense? Hai avvertito molta differenza rispetto al modo di lavorare di noi italiani?
Credo che la differenza principale tra una produzione Italiana e una produzione USA sia legata ad un aspetto culturale, è un qualcosa che va al di là della lingua. Gli statunitensi sono figli del protestantesimo e hanno un etica del lavoro diversa e questo si percepiva chiaramente, anche se comunque il set del nostro film era italo-americano dato che abbiamo lavorato praticamente sempre a Roma […].

Hai avuto la sensazione che la troupe avesse qualche pressione? Ci riferiamo al fatto che  sia i legali della famiglia Kercher che quelli di Amanda Knox erano contrari al film e hanno fatto di tutto per bloccarlo.
Probabilmente in produzione ci sono state delle tensioni, ma come attore non ho mai sentito o risentito di questo […].

Dopo aver frequentato la troupe e, soprattutto, dopo aver girato il film, è cambiata la tua idea sul caso?
Dal momento che ho cominciato a studiare, ho abbandonato qualsiasi mia opinione personale e morale su tutta la vicenda e, naturalmente, sulla persona che dovevo interpretare. Non credo di essere nessuno (né un un giudice, né un esperto, né l’ennesimo opinionista di turno) per esprimere il mio giudizio […].

La troupe si avvaleva di esperti sul caso per verificare le diverse ricostruzioni dei fatti?
Il copione è stato scritto da Wendy Battles e so per certo (mi ero confrontato personalmente con i produttori su questo tema) che si è attenuta alla ricostruzione dei fatti così come sono stati raccontati dagli atti del processo di primo grado.

Hai notato differenze sostanziali da come i media statunitensi si sono interessati a questa vicenda rispetto a quelli italiani?
Questa per me è stata una delle cose più interessanti. […] Vedere come la stessa notizia è stata trattata in maniera diversa con un focus puntato su elementi diversi rispettivamente dai media Statunitensi, Inglesi e Italiani, è stato molto interessante. In un certo senso è stato come se ognuno avesse raccontato la “propria” storia. Hanno usato gli stessi ingredienti ma con dosi diverse e, ovviamente, il risultato mediatico è stato diverso. Da qui, secondo me, la nascita dei numerosi blog di innocentisti vs colpevolisti. Leggendoli si ha l’impressione di trovarsi di fronte a due fazioni, entrambe convinte di possedere la verità assoluta sul caso! E dato che quelli che scrivono in questi blog sono mediamente persone normali e non voci esperte del caso, immagino che le loro supposizioni derivino da quanto hanno appreso dai media […].

L’intervista integrale a Paolo Romio è pubblicata in appendice all’ebook “Amanda Knox e il delitto di Perugia”.

Il mio audiolibro sul delitto di Perugia al 10° posto della classifica iTunes UK

L’audiolibro “Amanda Knox and The Perugia Murder”, scritto a due mani dal sottoscritto insieme a Jacopo Pezzan, è arrivato al decimo posto della classifica degli audiolibri più venduti nel Regno Unito nella categoria Non-Fiction.

Nei giorni scorsi è stato anche al numero uno della classifica Non-Fiction di iTunes in Portogallo e al numero 35 della stessa classifica in Irlanda. Al di là di ogni più rosea previsione dunque, tenendo conto che anche su Amazon l’ebook sta andando benissimo (l’altro giorno era al 18esimo posto tra i libri più venduti su Amazon… in Perù! Non chiedetemi come sia possibile una cosa del genere perché non ne ho idea).