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10 argomenti di cui gli italiani sono espertissimi (alla faccia delle capre ignoranti)

10 argomenti di cui noi italiani siamo espertissimi, alla faccia di chi dice che siamo un popolo di capre ignoranti

La prima lista inutile del 2015 è dedicata agli italiani. Si sente dire in giro che siamo un popolo di ignoranti, di semi-analfabeti, di non lettori. Capre ignoranti, ecco quello che siamo, inutile girarci intorno.

Tutti i dati statistici sono contro di noi, addirittura circolano fantomatiche ricerche secondo le quali siamo i più ignoranti d’Europa, classifica che vede al primo posto della cultura gli svedesi, cosa che la dice lunga sull’attendibilità della ricerca… ma non facciamo polemiche. Continua a leggere 10 argomenti di cui gli italiani sono espertissimi (alla faccia delle capre ignoranti)

Quelli che aspettano Brasile 2014: 8 mondiali in 8 partite

I Mondiali di Brasile 2014 saranno il mio nono campionato del mondo di calcio da spettatore e, nonostante tutto, tifoso. Dal 1982 al 2010 ecco 8 partite che hanno segnato le mie estati mondiali

Sono nato nel 1976 e i primi Mondiali di cui io abbia ricordo sono quelli di Spagna ’82. Una partenza col botto, non c’è che dire. Tutto quello che è successo dopo è stato irrimediabilmente contaminato da quell’imprinting mundial.

Brasile 2014 sarà dunque il mio nono mondiale da spettatore e, volente o nolente, da tifoso. Nove estati diversissime e lontanissime tra loro legate tra loro da un pallone, da emozioni intense, da notti magiche e notti un po’ meno magiche.

Quella che segue è la storia di 8 Mondiali sintetizzati in un’unica partita per Mondiale, una partita che per un motivo o per l’altro mi è rimasta dentro e che per me racchiude il significato di quel mondiale, di quell’estate.

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Perché le parole sono importanti: Delrio con una sola frase comunica un intero sistema di valori (i suoi)

Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio utilizza il verbo togliere per parlare di tasse. Un verbo che la dice lunga su come la politica italiana veda il contribuente

Perché le parole sono importanti: Delrio con una sola frase comunica un intero sistema di valori (i suoi)

Diceva Nanni Moretti in un suo celebre film che le parole sono importanti. Spesso sono molto più importanti di quanto possa sembrare. Prendiamo ad esempio il virgolettato di Graziano Delrio come riportato da Corriere.it: Tassare i Bot? A chi ne ha 100 mila posso togliere 30 euro.

Ora a me interessa poco se questo Governo farà una patrimoniale, se tasserà i Bot o se alzerà l’aliquota Iva al 90%. Può sembrare paradossale ma è così: me ne sbatto. Da che ho memoria ne ho sentite e viste talmente tante che non ho più alcuna fiducia in queste persone, a prescindere dai colori e dalle ideologie.

E’ interessante però notare l’approccio culturale che Delrio ha nei confronti delle tasse: stiamo parlando infatti di togliere del denaro a chi ne ha di più. E questo indipendentemente dal fatto che questo denaro sia stato guadagnato onestamente o sia stato già regolarmente tassato.

No, qui si parla semplicemente di togliere. Finché queste persone continueranno a pensare che pagare le tasse non sia un’azione attiva da parte dei cittadini ma un esproprio coatto da parto dello Stato, allora sono convinto che non andremo da nessuna parte.

Per queste persone le tasse sono un prelievo, sono un tot di euro da togliere da un conto corrente, sono una cifra da prelevare. Non venitemi a parlare di equità, di giustizia sociale o qualsiasi altra cosa, perché sono concetti alieni al modo di intendere la tassazione da parte di questo Stato e di questa classe politica (soprattutto di questo PD… non uso il termine Sinistra perché mi sembra fuori luogo), e come tali vengono percepiti da chi le tasse le paga.

Perché il punto è culturale: finché si ragionerà in questo modo non se ne verrà fuori, le tasse in questo paese resteranno una gabella insopportabile perché utilizzata per mantenere un carrozzone impresentabile o per tamponare sacche di inefficienza sempre più intollerabili.

I forconi e la Rivoluzione

 

“Rivoluzione? Rivoluzione? Per favore, non parlarmi tu di rivoluzione. Io so benissimo cosa sono e come cominciano: c’è qualcuno che sa leggere i libri che va da quelli che non sanno leggere i libri, che poi sono i poveracci, e gli dice: “Oh, oh, è venuto il momento di cambiare tutto” […] Io so quello che dico, ci son cresciuto in mezzo, alle rivoluzioni. Quelli che leggono i libri vanno da quelli che non leggono i libri, i poveracci, e gli dicono: “Qui ci vuole un cambiamento!” e la povera gente fa il cambiamento. E poi i più furbi di quelli che leggono i libri si siedono intorno a un tavolo, e parlano, parlano, e mangiano. Parlano e mangiano! E intanto che fine ha fatto la povera gente? Tutti morti! Ecco la tua rivoluzione! Per favore, non parlarmi più di rivoluzione… E porca troia, lo sai che succede dopo? Niente… tutto torna come prima!”

E buona rivoluzione a tutti.

Solo il 46% degli italiani legge almeno un libro all’anno? E’ un dato fantastico!

Il dato sulla lettura italiana può sembrare disastroso, ma se lo confrontiamo con il livello di analfabetismo e di analfabetismo di ritorno del nostro paese le cose cambiano

Solo il 46% degli italiani legge almeno un libro all'anno? E' un dato strepitoso!La settimana scorsa è circolato il primo rapporto sulla promozione della lettura in Italia da cui sono risultati dati all’apparenza sconfortanti: dall’indagine realizzata a cura dell’Associazione Forum del Libro su incarico del Dipartimento per l’Informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri emerge infatti che soltanto il 46% degli italiani ha letto almeno un libro nel 2012.

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Nel 2012 più di 62 milioni di turisti in Veneto che si conferma prima regione turistica d’Italia

Nel 2012 più di 62 milioni di turisti in Veneto che si conferma prima regione turistica d'Italia
IL TURISMO VENETO CONFERMA IL SUO APPEAL MONDIALE. NEL 2012 OLTRE 15,8 MILIONI DI ARRIVI E PIÙ DI 62,3 MILIONI DI PRESENZE. GLI STRANIERI SFIORANO IL 65 PER CENTO

Il Veneto si conferma in scioltezza prima Regione turistica d’Italia anche per il 2012, con 62.351.657 presenze, delle quali il 64,8 per cento di ospiti stranieri, e 15.818.525 arrivi, dei quali il 64,7 per cento stranieri.

Tradotto in altri termini, ogni sei pernottamenti in Italia, uno (e qualcosa di più) è registrato in Veneto.

I motivi del primato del Veneto sono in vetrina da oggi a domenica 17 febbraio alla BIT, Borsa Italiana del Turismo, ospitata nel Polo Fieristico di Rho – Pero. Lo spazio dell’ospitalità veneta è allestito nel Padiglione 1, settori B25 B29 D26 D30, dove sono proposti Venezia, Città d’arte e Ville venete, Mare e Spiagge, Dolomiti e Montagna, Lago di Garda, Terme Euganee, Po e suo Delta, Pedemontana e Colline venete, Fondazione Arena di Verona, Fenice di Venezia segmenti aeroportuali, crocieristica e navigazione, parchi tematici e il programma dei Misteri curato dall’Unione Pro Loco del Veneto.

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Ecco perché noi italiani ci meritiamo tutto

Splendido video che dimostra in pochi minuti quanto siano false le cazzate che ci vengono propinate giorno dopo giorno. E la cosa assurda è che certe cose dovrebbero farle i giornalisti, ma forse è meglio stendere un velo pietoso.

E ricordate che in Germania gli stipendi sono alti però il costo della vita è moooooolto più alto!

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Carlo Conti peggio del Maestro Canello

Scrive Aldo Grasso sul Corriere:

«Non ci poteva essere trasmissione più azzeccata per rappresentare il momento che attraversiamo. La notte di Capodanno è servita a Carlo Conti, un perfetto impiegato dell’intrattenimento, per traghettare il pubblico televisivo nel 2012. Tempo di crisi, tempo di divertimenti domestici: e allora via con i Pooh, Antonello Venditti (definito «poeta»), Fausto Leali, i Dik Dik. Via con l’allegria dei veglioni di fine d’anno. […] 

I capelli tinti (dei Pooh e di tutti gli altri) sono il simbolo più fatale di un Paese vecchio che finge però di essere giovane, la rappresentazione di un fermo immagine che ci incolla irrimediabilmente agli anni Settanta, un ritaglio di giornale ingiallito che parla di noi. E a nulla servono quei demenziali sms che scorrono in basso per la gioia del consigliere d’amministrazione Antonio Verro e del vicedirettore Antonio Marano presenti a Courmayeur […]». (Il Capodanno di Conti vecchio come il Paese su Corriere.it)

Insomma, roba che neanche il Maestro Canello

Le barbabietole pulp del Nordest

Un estratto dell’articolo di Lorenzo Mazzoni pubblicato questa settimana nel suo blog sul sito de Il Fatto Quotidiano:

“[…] Fra le tematiche più importanti affrontate da Sugarpulp risalta, e al contempo fa da collante, il legame con il territorio, non importa quale, che sia il profondo Veneto o il Texas, la periferia padovana o il mar Mediterraneo, quello che interessa proporre come merce di scambio con i lettori è la conoscenza della propria terra, il raccontare storie senza troppi fronzoli, con ironia e intelligenza, diffondere una narrativa popolare aperta a tutti, per tutti. Fare discutere, fare cultura.

[…] basta leggere l’opera prima di Matteo Righetto, Savana Padana (Zona Editrice, 2009), salutata dalle pagine de Il Sole 24ore come la nascita del nostro Quentin Tarantino che alla cinepresa preferisce la penna, o il successivo Bacchiglione Blues (Perdisa Pop, 2011), entrambi spietati affreschi della rude quotidianità rurale veneta, un’antropologia pulp dei barfly di paese, delle usanze zingare, slave e locali. […]

Anche nel sorprendente La ballata di Mila, di Matteo Strukul (e/o Edizioni, 2011) attualmente in lizza fra i quindici finalisti del prestigioso Premio Giorgio Scerbanenco-Courmayeur Noir in Festival, fra gang affiliate alle triadi cinesi, cosche di endemica tradizione locale, la periferia padovana e l’aria non troppo pulita della bassa, quella che emerge è una conoscenza capillare del territorio […].

[…] E ancora, se si ha voglia di addentrarsi in una buona indagine, rimanendo nel mondo Sugarpulp, si può leggere Giacomo Brunoro, presidente dell’associazione culturale, autore insieme a Jacopo Pezzan di una fortunata serie di audiolibri e di ebook che ripercorrono i grandi casi della cronaca nera italiana, dal mistero di Unambomber alla vicenda del Mostro di Firenze, con un’attenzione particolare al rapporto tra delitti e territorio scavando a fondo nel lato oscuro della provincia.

Il recente Sugarpulp Festival, svoltosi al Centro Civico d’arte e cultura Altinate/San Gaetano di Padova, ha visto tra i protagonisti Jeffery Deaver, Joe R. Lansdale, Massimo Carlotto, Victor Gischler, Jan Wallentin, Tim Willocks e ha ottenuto uno sbalorditivo riscontro di pubblico giovane e agguerrito. Lo stesso Lansdale ha dichiarato che si è trattato del miglior festival letterario a cui abbia partecipato, opinione assolutamente condivisibile, soprattutto per la mancanza di snobismo, di pallidi incontri letterari a cui siamo purtroppo abituati, e di quella mediocre nicchia di letterati ormai indelebilmente rodati a parlarsi addosso per la mancanza di spettatori.

Leggi tutto l’articolo di Lorenzo Mazzoni nel sito de Il Fatto Quotidiano

Con la legge Levi sconti bloccati al 15% per libri e ebook, ma solo online: per me questa legge è una porcata!

E’ stata approvata in maniera bipartisan in questi giorni la “Legge Levi” (entrerà in vigore dal 1° settembre 2011) che regolamenta (sic!) la vendita di libri sul web e, di conseguenza, anche degli ebook. In estrema sintesi con questa nuova legge gli store online non potranno proporre libri con un tasso di sconto superiore al 15%. Lo sconto potrà aumentare soltanto nel caso di campagne promozionali, a condizione che la promozione abbia una durata massima di un mese e che non venga lanciata in concomitanza con il periodo natalizio.

Ancora una volta siamo di fronte ad una lobby di mercato che impone in maniera assolutamente arbitraria una legislazione che fa arretrare il livello di libertà nel nostro Paese di qualche secolo.

Iniziamo a parlare dei lettori: grazie a questa legge i così detti “lettori forti” saranno costretti a spendere di più a parità di libri letti.

Leggi tutto l’articolo nel blog Editoria Digitale.

Sul senso della parola “inutile”

Vediamo se qualcuno riesce ad indovinare chi ha pronunciato queste due frasi:

  • 03 giugno 2011: «Referendum inutili e senza conseguenze sul governo».
  • 13 giugno 2011: «Dovremo dire addio al nucleare in seguito del voto popolare».

(Fonte Corriere.it)

A proposito di “diserzione” di coscienza

«[…] Fare il medico non è un obbligo, e men che meno fare il medico ginecologo. E tanto basta per abolire come del tutto impoprio l’uso dell’espressione «obiezione di coscienza» a proposito dell’aborto, che si configura semplicemente come una delle prestazioni che il medico ginecologo ha l’obbligo di somministrare, nei termini della legge. La stessa cosa vale nei confronti dei farmacisti che si rifiutano di vendere i farmaci anticoncezionali. Il lavoro che ciascuno di noi si sceglie è allo stesso tempo una scelta di vita per noi e un servizio per gli altri. Se penso che quella professione comporta degli obblighi che contrastano con i miei princìpi, semplicemente scelgo di non farla. Non avrebbe alcun senso, oggi che la leva non è più obbligatoria, che un militare invocasse l’obiezione di coscienza […]».

E, ancora:

«[…] Vi siete mai chiesti perché non si pone il problema dell’obiezione di coscienza per gli avvocati a proposito del divorzio? Per due ragioni: la prima, di buon senso, è che un avvocato può specializzarsi in molti ambiti (proprio come il medico!) e dunque, se vuole, può scegliere di non occuparsi di divorzi così come un medico che non vuole praticare aborti può benissimo scegliere tra decine di altre specializzazioni. Ma temo che la ragione largamente più diffusa sia che i divorzi fanno guadagnare un sacco di soldi. Mentre gli aborti sono persino un ostacolo alla carriera».

Leggi tutto il post nel blog di Cinzia Sciuto.