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The Cartel, la mia intervista a Don Winslow

In attesa di poter leggere anche in italiano The Cartel, che da noi uscirà a dicembre, ecco una chiacchierata con Don Winslow

Don Winslow è senza ombra di dubbio uno dei grandi maestri americani della crime fiction moderna.

Ha scritto capolavori come L‘inverno di Frankie Machine e Il Potere del Cane, ha vissuto una vita sicuramente interessante (investigatore privato, attore, guida per safari…). Continua a leggere The Cartel, la mia intervista a Don Winslow

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“Amanda Knox”, il film: intervista a Paolo Romio

In occasione della seconda edizione dell’ebook sul caso del delitto di Perugia che ho scritto insieme a Jacopo Pezzan ho avuto modo di intervistare Paolo Romio, giovane attore vicentino che ha interpretato il ruolo di Raffaele Sollecito nel film “Amanda Knox: murder on trial in Italy” trasmesso negli Stati Uniti su Lifetime.

Il film viene trasmesso oggi per la prima volta in Italia (questa sera su Canale5) e con l’occasione ho deciso di pubblicare qui nel blog un’estratto di quell’intervista, per cercare di capire un po’ di più le dinamiche di un film così controverso e che ha scatenato non poche polemiche negli USA ma anche in Italia.

“Amanda Knox: murder on trial in Italy” è stato diretto da Robert Dornhelm e, oltre a Paolo Romio, ci sono  anche Hayden Panettiere nel ruolo di Amanda Knox e Amanda Fernando nei panni di Meredith Kercher.
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Il film è stato trasmesso negli Stati Uniti per la prima volta il 21 febbraio 2011 ed è basato sulla sentenza di primo grado. Dopo l’assoluzione di Amanda si è parlato di realizzarne una nuova versione che rispecchi il risultato del processo di appello, ma il lavoro è stato bloccato da una serie di problematiche legali avanzate dagli avvocati di Amanda Knox e da quelli della famiglia Kercher.

Intervista a Paolo Romio

Ciao Paolo, grazie mille per la disponibilità. Per prima cosa vogliamo chiederti cosa sapevi del caso del delitto di Perugia prima di essere scelto per il ruolo di Raffaele Sollecito?
Prima che mi scegliessero per il film, conoscevo quello che avevo letto sui giornali e sentito alla tv. Ovviamente la mia era una conoscenza molto superficiale. Sapevo che a Perugia era stata trovata morta una ragazza inglese e che i principali accusati erano “due giovani fidanzatini”, un’americana e un italiano. Ad essere sincero già così tutta questa vicenda sembrava un film più che una storia vera…

Come hai approfondito l’argomento per prepararti ad interpretare questo ruolo?
Per prepararmi mi sono basato sulle informazioni che potevo trovare online, andando a cercare anche tutti i video, i documenti, le interviste ai protagonisti e i vari servizi e programmi di approfondimento che erano stati fatti sull’omicidio. Nella fase di preparazione di un ruolo cerco sempre di approfondire il più possibile l’argomento che devo studiare, l’obiettivo è quello di ampliare la mia visione per capire le dinamiche emotive e umane del personaggio che poi interpreto.

A livello professionale invece com’è stato confrontarsi con una produzione statunitense? Hai avvertito molta differenza rispetto al modo di lavorare di noi italiani?
Credo che la differenza principale tra una produzione Italiana e una produzione USA sia legata ad un aspetto culturale, è un qualcosa che va al di là della lingua. Gli statunitensi sono figli del protestantesimo e hanno un etica del lavoro diversa e questo si percepiva chiaramente, anche se comunque il set del nostro film era italo-americano dato che abbiamo lavorato praticamente sempre a Roma […].

Hai avuto la sensazione che la troupe avesse qualche pressione? Ci riferiamo al fatto che  sia i legali della famiglia Kercher che quelli di Amanda Knox erano contrari al film e hanno fatto di tutto per bloccarlo.
Probabilmente in produzione ci sono state delle tensioni, ma come attore non ho mai sentito o risentito di questo […].

Dopo aver frequentato la troupe e, soprattutto, dopo aver girato il film, è cambiata la tua idea sul caso?
Dal momento che ho cominciato a studiare, ho abbandonato qualsiasi mia opinione personale e morale su tutta la vicenda e, naturalmente, sulla persona che dovevo interpretare. Non credo di essere nessuno (né un un giudice, né un esperto, né l’ennesimo opinionista di turno) per esprimere il mio giudizio […].

La troupe si avvaleva di esperti sul caso per verificare le diverse ricostruzioni dei fatti?
Il copione è stato scritto da Wendy Battles e so per certo (mi ero confrontato personalmente con i produttori su questo tema) che si è attenuta alla ricostruzione dei fatti così come sono stati raccontati dagli atti del processo di primo grado.

Hai notato differenze sostanziali da come i media statunitensi si sono interessati a questa vicenda rispetto a quelli italiani?
Questa per me è stata una delle cose più interessanti. […] Vedere come la stessa notizia è stata trattata in maniera diversa con un focus puntato su elementi diversi rispettivamente dai media Statunitensi, Inglesi e Italiani, è stato molto interessante. In un certo senso è stato come se ognuno avesse raccontato la “propria” storia. Hanno usato gli stessi ingredienti ma con dosi diverse e, ovviamente, il risultato mediatico è stato diverso. Da qui, secondo me, la nascita dei numerosi blog di innocentisti vs colpevolisti. Leggendoli si ha l’impressione di trovarsi di fronte a due fazioni, entrambe convinte di possedere la verità assoluta sul caso! E dato che quelli che scrivono in questi blog sono mediamente persone normali e non voci esperte del caso, immagino che le loro supposizioni derivino da quanto hanno appreso dai media […].

L’intervista integrale a Paolo Romio è pubblicata in appendice all’ebook “Amanda Knox e il delitto di Perugia”.

Testi di autori ignoti

Non faccio immaginazioni di questo genere, perché non ne vedo l’utilità. Io tutti i giorni prendo in mano uno, due, tre testi di autori ignoti. Quasi tutti sono orrendi. Ma io ho fiducia. Mi è successo un certo numero di volte di incontrare testi veramente belli, non vedo perché non dovrebbe succedere altre volte. L’importante è conservare la propria disponibilità, tenere sempre viva l’attenzione. Sono un po’ preoccupato, perché la grande quantità di testi orrendi nei quali mi sono finora imbattuto sta cominciando a guastarmi. Non vorrei mai diventare cinico. Lo sono già diventato“.

Leggi tutta l’intervista a Giulio Mozzi sullo scouting editoriale su ilmiolibro.it

Sugarpulp: una mia intervista a Massimo Carlotto

Ciao Massimo, per prima cosa bentornato su Sugarpulp. Come nasce l’idea di dare vita a questa factory? E come si sviluppa da un punto di vista pratico il lavoro di questo nuovo laboratorio?

La consapevolezza che il noir muta più velocemente di un tempo mi ha convinto a mettere in piedi una sorta di laboratorio totalmente dedicato alla sperimentazione, il cui obiettivo non è di arrivare alla definizione di un filone e tantomeno di una scuola ma dare senso a esperienze collettive e individuali. Siamo un gruppo eterogeneo, formato non solo da scrittori, che lavora in comunità sia sul profilo teorico approfondendo temi specifici e analizzando lo sviluppo del genere a livello internazionale, sia su quello pratico della ricerca, l’indagine e la produzione di idee utili a scrivere romanzi. La scrittura è l’unico momento totalmente individuale della nostra struttura. Attualmente l’aspetto che stiamo privilegiando è quello della costruzione di trame, convinti che una buona idea possa diventare geniale se si mettono insieme persone motivate e capaci ma stiamo già pianificando altri terreni di ricerca.

Leggi tutta l’intervista a Massimo Carlotto su Sugarpulp.it

Savana Padana: Matteo Righetto intervistato da 7Gold

Matteo Righetto, autore di Savana Padana, intervistato da Stefano Pittarello di 7 Gold. L’intervista è andata in onda in diretta venerdì 17 luglio durante l’edizione pomeridiana del Tg di 7Gold.

Trovate tutte le info su Matteo Righetto e sul suo esordio letterario poenta-western sul sito di Sugarpulp.

Intervista a Pedro Juan Gutierrez

Scrittore, poeta, pittore, artista. Ma anche intrallazzone, disperato, gigolò, giornalista, presentatore tv, uomo del sistema e poi emarginato, fallito. Si potrebbe parlare a lungo delle mille vite di Pedro Juan Gutierrez, cubano dal sorriso disilluso bruciato da un rapporto di amore ed odio con La Habana. Mille vite che entrano ed escono dai suoi libri, dalle sue poesie e dai suoi quadri. Mille vite che attraversano i suoi personaggi e le loro donne, con il sesso e una bruciante voglia di vivere che li accomuna e li segna in maniera indelebile.
Difficile inquadrarlo. Hanno parlato di lui come del Bukowski cubano, definizione che a Pedro Juan non è mai andata giù perché, a ben guardare, paragoni di questo tipo hanno davvero poco senso. […]

[Leggi il testo integrale della mia intervista a Pedro Juan Gutierrez su Sugarpulp]