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Informazione online: finalmente parla chi sa

Informazione online: finalmente parla chi sa

Federico Ferrazza, vicedirettore di Wired.it, ha scritto un post da standing ovation, roba da 42 minuti di applausi ininterrotti. Il post di intitola 36 cose che ho imparato negli ultimi 3 anni (sui siti di informazione) e andrebbe imparato a memoria da chiunque sia interessato a fare comunicazione online.

E, soprattutto, andrebbe appeso ai muri di tutte le redazioni d’Italia. Il mio consiglio spassionato dunque è di leggervelo tutto, ma vi segnalo alcuni punti che sono a mio avviso davvero fondamentali:

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Meno tv per tutti? (con un pizzico di nostalgia)

Nei mesi scorsi è passato praticamente sotto silenzio (oppure io sono l’unico che non se n’é minimamente accorto) un dato che invece ha un significato enorme: per la prima volta negli ultimi vent’anni negli Stati Uniti è diminuito il numero di case dotate di televisore (fonte: rilevazioni annuali preliminari Nielsen).

Di fatto la decrescita si verificherà nel 2012 anno in cui gli attuali 115,9 milioni di apparecchi tv passeranno ad 114,7, per una penetrazione tra la popolazione che passa dal 98,9% al 96,7%. Non si scendeva sotto il 97% dal 1974.

Trovate un sacco di grafici e di analisi dettagliate dei dati Nielsen su Next Tv.

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Web, diritto d’autore, politica e censura

Con l’alibi della tutela del diritto d’autore, nei prossimi mesi, un’Autorità amministrativa semi-indipendente, anche perché di diretta emanazione politica, assumerà il controllo esclusivo di ogni contenuto in circolazione nello spazio pubblico telematico.

In termini di diritto internazionale e se si considerasse come romanticamente talvolta ancora si fa, Internet come un territorio – il cyberspazio – saremmo di fronte ad un autentico golpe.

Un Sovrano che si auto-proclama tale, scrive le leggi – o piuttosto un Codice di guerra – e si autoarroga il potere di applicarle e farle eseguire, esautorando il potere giudiziario (Allo stato i poteri che Agcom sta per attribuirsi sono regolarmente esercitati dalle sezioni specializzate di proprietà intellettuale istituite presso i nostri Tribunali e composte da giudici ordinari).

[…] Se si applicassero le stesse regole a materie diverse dal diritto d’autore, ne avremmo che il proprietario di una casa che ritenga inadempiente il proprio inquilino anziché rivolgersi ad un giudice potrebbe chiedere ad un’Autorità amministrativa, magari composta da proprietari di altre case, di sbatterlo fuori in cinque giorni senza neppure consentirgli di spiegare le sue ragioni o, piuttosto, che il creditore di una somma di denaro potrebbe chiedere direttamente alla polizia di entrare dentro casa del suo debitore ed aiutarlo ad impossessarsi di beni sufficienti a saldare il suo credito.

Leggi tutto l’articolo di Guido Sforza.

L’Italia sarà il prossimo “Cigno Nero” del Web

Se oggi penso a Internet in Italia penso che l’indifferenza non sia più un’opzione. Ad essere sincero non mi interessa parlare di questa Italia. Mi interessa parlare dell’Italia che verrà. Io amo l’Italia. Ma non questa Italia.

Se penso a questa Italia e alla Rete “oggi”, la prima immagine che mi viene in mente è quella di uno stagno digitale. Ed è per questo che non mi interessa parlare di politica che parla di web senza parole, non mi interessa parlare delle continue proposte – dirette e indirette – di censura della Rete degli ultimi 2 anni e non mi interessa parlare della maggior parte dei nostri media che sono ancora analogici. Non mi interessa parlare di “questa” Italia. Voglio concentrarmi sull’Italia che sta per arrivare.

E per intuire l’Italia che verrà bisogna pensare all’Italia che è stata. Il Web non è altro che l’avvenire dei nostri ricordi. E abbiamo dei gran bei ricordi no? Guardiamo alle cose straordinarie che gli italiani sono riusciti a fare un po’ in tutti i campi (siamo un popolo multitasking). Dall’arte, alla cultura, alla musica, alla tecnologia, abbiamo contribuito a lasciare il segno ovunque. Leonardo, Galileo, il Rinascimento, l’opera, la retromarcia (l’ha inventata il Vasari lo sapevate? Il mondo andava solo avanti e noi da classici italiani abbiamo detto “ma proviamo a andare un po’ indietro…”), Cristoforo Colombo.

Ecco Colombo. Colombo è stato il primo hacker della storia.

Leggi tutto il post di Marco Montemagno sul suo blog.

Chi ha paura della rete?

Resto sempre molto perplesso di fronte ad iniziative che cercano di limitare o bloccare “la rete”.  Semplicemente perché non ho ancora capito cosa si intenda con l’espressione “la rete”: io continuo a considerare internet un semplice strumento, o se volete un luogo in cui le persone fanno delle cose. Di conseguenza le responsabilità delle azioni sono sempre delle persone che le commettono: cercare di azzerare la responsabilità personale parlando della “rete” come di un qualcosa che agisce in prima persona mi fa davvero incazzare.

La novità di oggi è che la Comunità Europea sta pensando ad una nuova legge per impedire la vendita online ai soggetti che non hanno un negozio “di mattoni e malta” (citazione letterale). No, non è uno scherzo (trovate la notizia su Corriere.it).

Non c’è niente da fare, la burocrazia e il potere politico ragionano (quasi) sempre in un’unica direzione: mantenere lo status quo, preservare il privilegio. E’ bello notare poi come la Storia continui a non insegnare niente: da millenni si cerca disperatamente di avversare in ogni modo le innovazioni culturali che minano gli equilibri consolidati, e da millenni si va incontro a fallimenti clamorosi. Niente, non impariamo niente dal passato: e allora via, è arrivato il momento di tornare a svuotare il mare con un cucchiaino (come fa giustamente notare Luigi Offeddu sul Corriere). Questa volta però usiamo un cucchiaino “di mattoni e malta”

Libera Rete in libero Stato

«Sono sempre stato uno strenuo sostenitore di Internet e dell’assoluta mancanza di censura».
(Barack Obama, discorso agli universitari cinesi, Shanghai, 16 novembre 2009).

Certo che anche Obama… non gliel’ha  detto nessuno che non si parla di corda in casa dell’impiccato? Comunque Libera Rete in libero Stato sarà semplicemente un sit-in che si terrà mercoledì 23 dicembre in piazza del Popolo a Roma dalle 17. Visti i tempi che corrono mi sembra una manifestazione importante, che dovrebbe interessare tutti, che dovrebbe essere condivisa in maniera  trasversale e che, soprattutto, dovrebbe essere assolutamente gioiosa e pacifica. Ecco il manifesto dell’iniziativa:

Libera Rete in libero Stato
Internet è una piazza libera. Una sterminata piazza in cui milioni di persone si parlano, si confrontano e crescono.
Internet è libertà: luogo aperto del futuro, della comunicazione orizzontale, della biodiversità culturale e dell’innovazione economica.
Noi non accettiamo che gli spazi di pluralismo e di libertà in Italia siano ristretti anziché allargati.
Non lo accettiamo perché crediamo che in una società libera l’apertura agli altri e alle opinioni di tutti sia un valore assoluto.
Non lo accettiamo perché siamo disposti a pagare per questo valore assoluto anche il prezzo delle opinioni più ripugnanti.
Non lo accettiamo perché un Paese governato da un tycoon della televisione ha più bisogno degli altri del contrappeso di una Rete libera e forte.
Non lo accettiamo perché Internet è un diritto umano.
Libera Rete in libero Stato.

Il volto migliore del Capitalismo e della Globalizzazione

Dal blog Visto da quaggiù:

Qui a fianco vedete una foto di un team di nerds che ha vinto un milione di dollari.
Lasciatemi de-comporre questa storia.
1 – Netflex e’ un’azienda della silicon valley che offre noleggio di film via posta e streaming di films via internet.
Iniziamo a prendere appunti qui … DVD via posta? 7 anni fa avevo proposto questo servizio a Poste Italiane, mi hanno riso in faccia visto che se i DVD non se li rubava il postino se li sarebbe rubati il vicino […].

Leggi tutto il post direttamente nel blog Visto da Quaggiù.

La lotta contro la pirateria online costa più delle perdite economiche delle case discografiche

La lotta contro il file sharing è diventato un problema importante e ci sono governi e associazioni antipirateria in tutto il mondo, che stanno cercando delle soluzioni per arginare la pirateria online.

Un giornalista del “The Mirror” ha condotto un’inchiesta sui costi delle promozioni antipirateria e della lotta contro il file sharing, arrivando alla conclusione che la guerra contro il P2P costa più dei danni economici causati nei confronti delle etichette discografiche.

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L’intervista a Paul The Wine Guy: il testo integrale

Nel numero di Maxim di Giugno è stato pubblicato un mio pezzullo in cui si parlava di internet e politica, con una mini intervista a Paul The Wine Guy. Visto che sul giornale il pezzo è stato un po’ tagliuzzato posto qui nel blog la versione integrale.

Giugno è un mese elettorale: amministrative, europee, ballottagi e referendum. Nel 50% dei nostri week end avremo a che fare con seggi, urne e scrutatori. Tutte cose serissime. Per fortuna c’è il blog di Paul The Wine Guy con il suo generatore di cartelloni elettorali, un semplice script che permette agli utenti di inventare le frasi più esilaranti o dissacranti da abbinare ai faccioni dei candidati. Vanno fortissimo il generatore di cartelloni del PD e quello dell’UDC, che da solo ha raggiunto quasi 100mila visite.

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Amiciza, facebook, il senso delle parole: dettagli sparsi

Oggi mi è capitato di parlare con un tizio che non conoscevo personalmente. Ci ha presentati un amico comune, come succede spesso. Di questa persona mi aveva già parlato un mio vecchio amico, al che gli ho detto che probabilmente avevamo un amico in comune. Al che la sua risposta è stata: «è probabile, ho più di 1.200 amici ma non li conosco tutti».

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PirateBay va a Bruxelles

Tra i nuovi partiti che entreranno nel prossimo Europarlamento ce n’è uno decisamente interessante, il così detto Partito dei Pirati (assonanza curiosa, tra l’altro). Sto parlando del partito creato dai fondatori di PirateBay, il sito internet che ha trasformato il semplice file sharing in un vero e proprio movimento culturale e politico. Al momento sembra che, in Svezia, pirati siano riusciti a raggiungere il 7,1% dei voti, e cioè quanto basta per entrare ufficialmente in Europa. Se le cose vanno bene i pirati al parlamento europeo potrebbero essere addirittura due. Nessun cambiamento da un punto di vista pratico, sia chiaro: due parlamentari in più o in meno possono poco o nulla all’interno di uno scenario complesso come quello dell’europarlamento. Ma a livello culturale e politico siamo di fronte ad una piccola rivoluzione.

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