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Parole condivisibili (sullo stato del giornalismo italiano)

Scrive Mantellini nel suo blog: “[..] i giornali in Italia e non da oggi, pubblicano con grande evidenza qualsiasi cosa capiti loro sott’occhio a patto che sia adeguata ai propri personali interessi narrativi (nella stragrande maggioranza interessi di audience o di linea editoriale). Il controllo della fonte, della veridicità delle affermazioni, la valutazione sulla autorevolezza dei soggetti in campo, è una prassi ormai completamente abbandonata per lo meno quando si scende oltre la prima fila degli articoli centrali. Si crea così un rapporto simbiotico fra produttori seriali di comunicati stampa ad effetto e diffusori degli stessi, in un gioco a guadagno condiviso nel quale gli unici cornuti e mazziati sono i poveri lettori che ancora credono a notizie diffuse con tanta leggerezza”.

Minzolini e il passato che ritorna sempre

Augusto Minzolini, direttore del TG1, è stato accusato da Repubblica di aver fatto di tutto per mascherare le notizie che sono trapelate sui rapporti sportivi tra Berlusconi e le ragazze che frequentavano Palazzo Grazioli. Il direttore ieri si è sentito in dovere di  difendersi con questa dichiarazione. Eppure 15 anni fa su Repubblica scriveva cose di questo tipo.

Le smentite a ripetizione rivelano solo che abbiamo una classe politica nuova che non ha ancora assimilato il fatto che un politico è un uomo pubblico in ogni momento della sua giornata e che deve comportarsi e parlare come tale. […] Quattro anni fa, e cioè in tempi non sospetti, scrissi che la nomina di Giampaolo Sodano alla Rai nasceva dai salotti di Gbr, la televisione di Anja Pieroni. Oggi penso che se noi avessimo raccontato di più la vita privata dei leader politici forse non saremmo arrivati a tangentopoli, forse li avremmo costretti a cambiare oppure ad andarsene. Non è stato un buon servizio per il paese il nostro fair play: abbiamo semplicemente peccato di ipocrisia. Di Anja Pieroni sapevamo tutto da sempre e non era solo un personaggio della vita intima di Craxi. La distinzione fra pubblico e privato è manichea: ripeto, un politico deve sapere che ogni aspetto della sua vita è pubblico. Se non accetta questa regola rinunci a fare il politico”.

E’ proprio vero che tutti hanno un prezzo (il mio, per altro, è molto basso).

[tutto parte da qui; qui invece trovate l’articolo integrale]