Archivi tag: giornalismo

Total, quel disastro ambientale in Francia che non fa notizia

Total, quel disastro ambientale in Francia che non fa notizia, l’importante è parlare del nuovo sistema di criptaggio Whatsapp.

Ieri sera, il 5 aprile 2016, si è verificata una fuoriuscita di circa 380mila litri di greggio in uno stabilimento Total a Donges. Continua a leggere Total, quel disastro ambientale in Francia che non fa notizia

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Morte di “Obama”… e del giornalismo italiano!

Ecco il titolo che troneggiava sul servizio video su Corriere.it: “Morte di Obama, la soddisfazione dei leader mondiali”. Adesso io capisco tutto, ma confondere “OSAMA” con “OBAMA” davvero non si può… O meglio si può, non muore nessuno (scusate il gioco di parole di pessimo gusto), ma per lo meno da adesso smettetela di romperci le palle con la menata che i giornalisti professionisti sono i custodi dell’informazione. Che abbiamo bisogno che le informazioni siano verificate e mediate dalla stampa ufficiale, unica depositaria della verità.

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Perché i giornalisti odiano Wikileaks

Per molto tempo hanno fatto finta di nulla. Poi ad un certo punto anche in Italia è accaduto che di Wikileaks non si è potuto più non parlare. E allora, prima ancora di chiedersi quali cambiamenti importanti hanno causato le recenti campagne informative mediate dalle soffiate di Wikileaks, è interessante osservare come ha reagito il sistema dei media a queste novità piovute dal cielo. Perché in realtà solo una cosa rilevante è accaduta in questi ultimi mesi: la mediazione dei sussurri è stata in parte sfilata dalle mani del sistema dei media tradizionali e consegnata ad un altro nuovo soggetto.

Leggi tutto il post nel blog di Massimo Mantellini.

Spot.Us, un nuovo modo di concepire il giornalismo

[…] vi parlo di monnezza, tanto per cominciare. Non di quella di Napoli, né di quella di Palermo, ma di quella che nell’oceano Pacifico copre una superficie pari a circa tre volte l’Italia. Si tratta di una vera e propria discarica galleggiante aggregata dal gioco delle correnti, in larghissima scala quel che accade negli angoli delle piscine poco curate. La cosa è di certo interesse, tanto che una giornalista americana free lance propone al New York Times un reportage. Il quotidiano si dice disponibile a pubblicarlo, ma non intende coprire le spese di viaggio, una voce consistente visto che l’area interessata si trova molto oltre l’arcipelago delle Hawaii. Lindsey Hoshaw, questo il nome della giornalista, non si perde d’animo e si rivolge a Spot.Us, un’organizzazione no profit che ha lo scopo di trovare i fondi per la realizzazione di reportage su argomenti inediti, di interesse generale, ma trascurati dai poli di informazione classici.

Leggi il resto dell’articolo sul blog Bioetica.

Parole condivisibili (sullo stato del giornalismo italiano)

Scrive Mantellini nel suo blog: “[..] i giornali in Italia e non da oggi, pubblicano con grande evidenza qualsiasi cosa capiti loro sott’occhio a patto che sia adeguata ai propri personali interessi narrativi (nella stragrande maggioranza interessi di audience o di linea editoriale). Il controllo della fonte, della veridicità delle affermazioni, la valutazione sulla autorevolezza dei soggetti in campo, è una prassi ormai completamente abbandonata per lo meno quando si scende oltre la prima fila degli articoli centrali. Si crea così un rapporto simbiotico fra produttori seriali di comunicati stampa ad effetto e diffusori degli stessi, in un gioco a guadagno condiviso nel quale gli unici cornuti e mazziati sono i poveri lettori che ancora credono a notizie diffuse con tanta leggerezza”.

Solo in Italia: Beatrice Borromeo

Purtroppo ho letto l’intervista a Beatrice Borromeo pubblicata su Corriere.it, la tanto sbandierata anteprima del servizio da copertina di “A” (si dovrebbe dire cover story, ma io sono un po’ grezzotto). Mentre la leggevo ho provato un forte senso di disagio misto a nausea, poi sono passato velocemente alla vergogna e allo schifo. Soltanto in Italia ad una come la Borromeo si possono lasciar dire certe cose se impunemente (e qui bisognerebbe aprire una parentesi infinita sui nostri giornalisti…). Ecco perché ho decido di inaugurare una nuova sezione nel blog: “solo in Italia”. Si perché solo da noi possono succedere certe cose. Di seguito riporto alcuni dei passaggi più significativi di questa sconcertante intervista con relativi commenti.

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Las Fiestas del Papi

El Pais ha pubblicato alcune delle foto del festino a Villa Certosa fatte sequestrare da Berlusconi. Qui trovate la galleria con le foto (niente di che, sia chiaro…). Per chi conosce lo spagnolo ci sono due articoli interessanti: l’editoriale Berlusconi al desnudo e ¿Dónde está la izquierda italiana?