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Vivere in una Rete Sociale

Dal blog Piovono Rane: “[…] Quello che mi preoccupa è vedere invece che tanta gente sveglia è ancora così poco consapevole del fatto che in una società moderna per fare bene quasi tutti i mestieri è non utile, ma indispensabile usare la Rete, specie la Rete sociale: e questo è del tutto palese se uno fa un lavoro con evidenti implicazioni sociali (dal commerciante al pubblicitario, dal’avvocato al designer, dal consulente aziendale al docente e così via) ma anche per chi crea benessere per sé e per gli altri in modo apparentemente meno interconnesso: già dieci anni fa si scoprì che perfino i contadini dell’India centrale, se vanno sul web a verificare i prezzi delle sementi e a guardare le previsioni del tempo, a fine anno hanno fatto un raccolto migliore e con incassi più alti […]”.

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A proposito di Marino

«[…] Marino è chiaramente il leader politico di un altro Paese, assai più moderno del nostro: un Paese dove si parla di Web e di banda larga, di merito e di coerenza, di principi e non di convenienza. Non credo che l’Italia sia pronta per lui, e non è che lo dico con il sorriso sulle labbra […]».

Alessandro Gilioli su Piovono Rane.

Il punto della situazione

In questo ultimo mese tutti parlano di Berlusconi e della gestione un po’ sportiva della sua vita privata: lo si fa chiacchierando al bar, nei posti di lavoro, tra amici, per la strada, nei giornali, in tv (beh, forse in tv un po’ meno…). Una discussione globale che ha diviso gli italiani in due grosse fazioni: il partito di chi dice “in fondo sono cazzi suoi”, e il partito degli indignati a vario titolo. In mezzo metteteci tutte le sfumature di questo mondo, com’è normale in situazioni di questo tipo.

Ognugno ha la sua opinione, ognugno dice la sua. Per quanto mi riguarda sottoscrivo in pieno quanto scritto da Gilioli in Piovono Rane: «A proposito, io la penso come sempre: in ciò che avviene tra maggiorenni e consenzienti non c’è niente che sia moralmente disdicevole. Ma quello che un leader politico fa nella sua sfera privata ha valenza politica se contraddice le sue dichiarazioni pubbliche, e le leggi che produce. Per capirci, se uno vuole punire la prostituzione e poi frequenta donne a pagamento. Se uno fa battute cretine sui gay e poi si diverte con due lesbiche. Se uno procura carriere politiche a chi gli fornisce ragazze per la loro “utilizzazione finale”. Se uno accusa gli avversari di produrre spazzatura e poi nella medesima si crogiola».

Digitale terrestre e conflitto d’interessi: alcune osservazioni di Gilioli

Dopo aver usato come cavie viventi i sardi e i valdostani, gli alchimisti del digitale terrestre stanno infierendo sui romani e i loro vicini, con il risultato che – ad ascoltare quello che si dice nei bar o negli autobus – viene da pensare che da queste parti il mitico gradimento del Grande Leader sia destinato a scendere parecchio se non si sbrigano a sistemare i ripetitori, altro che Mills e Noemigate.

Ma aldilà dei disagi e delle incazzature – migliaia di nonnette attaccate al numero verde dall’alba al tramonto – agli alchimisti di cui sopra andrebbero forse poste in questi giorni di caos tre domandine facili facili che meriterebbero risposte altrettanto dirette.

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Base di partenza. Per le esequie

E adesso parliamo del vero dato importante per chi vota a sinistra e non ha le fette di salame sugli occhi: la catastrofica sconfitta del Pd.

Trovo ridicolo – ma è invece pazzesco – che con una perdita secca di sette punti percentuali in un solo anno, oltre che di decine di province e comuni, Franceschini abbia la faccia tosta di parlare di «una base di partenza per andare avanti». E subito partano le consuete lotte di corridoio, con Fioroni che chiede la riconferma del segretario e Bersani che spintona per prenderne il posto.

Intanto qui non c’è nessuna base di partenza: c’è un partito abbandonato in un anno da un quinto dei suoi elettori, quasi sparito dalla Lombardia e costretto alla difensiva perfino nelle sue riserve indiane.

Base di partenza? Certo, ma è la partenza del corteo funebre.

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