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L’invasione di campo della “mezza nuda” e l’emulazione fallita della ribellione

Neanche i ribelli hanno più coraggio di fare i ribelli e così corrono sui prati “mezzi nudi”. Ecco come il marketing ci ha regalato l’emulazione fallita di un’invasione di campo.

Durante la finale di Champions League tra Tottenham e Liverpool una ragazza mezza nuda ha invaso il campo interrompendo per qualche secondo la partita.

Niente di nuovo, cose del genere accadono da sempre e, anzi, sono una vecchia tradizione goliardica, soprattutto nel mondo anglosassone.

L’episodio di sabato sera ha scatenato in questi giorni molta attenzione da parte dei media online che ci hanno raccontato tutto sulla ragazza in questione (trovate la news in home page in quasi tutte le principali testate online).

Non credo che i giornalisti abbiano dovuto faticare molto per trovare le informazioni che cercavano dato che l’invasione di campo era una banale operazione di marketing. Presumo quindi che lo staff della ragazza avesse già preparato un media kit con tutte le info del caso.

Che l’invasione di campo di una persona “mezza nuda” faccia tanto scalpore sintetizza perfettamente il grigiore e la mediocrità dei nostri giorni, per non parlare dell’oscurantismo e del terrore legato al corpo che ormai ha invaso la società contemporanea.

Sì perché alla fine stiamo parlando dell’emulazione fallita della classica invasione di campo con una persona nuda a correre felice su un prato (la variante è quella del tifoso ubriaco che corre ad abbracciare il suo idolo, ma si tratta di un altro sport anche se il campo da gioco è lo stesso).

Una vera e propria performance che univa insieme ribellione, coraggio, protesta, marketing, gioia di vivere, esibizionismo e sberleffo a tutto e a tutti. Tutto molto Rock & Roll, niente da dire.

Proprio per questo a nessuno sarebbe mai venuto in mente di fare un’invasione di campo “mezzo nudo”: o ti facevi la tua corsetta nudo come mamma t’aveva fatto o eri universalmente considerato una mezza sega. Anzi, a momenti nessuno neanche se accorgeva di te.

Adesso a quanto pare neppure i ribelli hanno più il coraggio di fare davvero i ribelli, ci tocca mandare giù questa versione annacquata di finta ribellione uso marketing con i giornalisti che hanno pure il coraggio di parlare di “notizia”.

Certo perché alla fine la stampa per l’ennesima volta si limita a fare il gioco dello sfigato di turno regalandogli qualche chilo di popolarità aggratis. E allora via a dirci il nome del sito del presunto fidanzato della bionda invaditrice, e vai a pubblicare le foto in cui si può leggere sul costume il nome del marchio dell’azienda che ha pianificato tutto, tutti a raccontare del dramma del suo profilo instagram chiuso, blablablabla

Anni di crisi e ancora i giornali (online e non) non hanno capito che devono essere loro a scegliere e a fare le notizie, non il contrario. E invece no, continuano a inseguire il miraggio del “traffico” pubblicando non notizie che, però, “sono cose che interessano alla gggente”.

Quando la stampa capirà che la sua arma più forte è il silenzio, e non la parola, allora forse le cose cambieranno.

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Luca Zaia, il Veneto e l’emulazione fallita della Lombardia

Non c’è niente come la teoria dell’emulazione fallita* di Tommaso Labranca che spieghi le dichiarazioni di Luca Zaia, futuro Governatore della regione Veneto, fatte oggi a Klaus Davi: “Se sarò eletto, come testimonial del Veneto mi piacerebbe coinvolgere un parterre di rappresentanti del mondo dello spettacolo come Eleonora Pedron, Umberto Smaila, Mara Venier ed Eleonora Daniele. Va da sé che Zaia sarà eletto con percentuali bulgare, ma quello che mi lascia perplesso è constatare che in Veneto ci stiamo sempre più riducendo ad essere l’emulazione fallita del sistema Lombardia, sia per quanto riguarda la politica (l’attuale Lega è un prodotto tipicamente lombardo, diversissimo dai movimenti legati al territorio come la Liga Veneta o i Serenissimi, giusto per fare due esempi) che l’imprenditoria (parlo dei vari patròn televisivi locali alla Lucio Garbo o alla Romi Osti, convinti di essere tanti neo-Berlusconi di provincia). Adesso ci mettiamo anche il modello politica-spettacolo inaugurato alla grande da Berlusconi (e che il centro sinistra sta cercando di replicare: altro caso imbarazzante di emulazione fallita…).

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