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I fan finanziano Gischler ed entrano nel suo nuovo libro

Se avete sempre sognato di essere l’eroe di un romanzo, eccovi accontentati. Almeno in parte. Con cinquecento euro (meno del costo di un iPhone), lo scrittore noir Victor Gischler potrebbe dare il vostro nome al protagonista del suo prossimo romanzo.

Autore di culto negli ambienti hard boiled e cintura nera di arti marziali, Gischler, 43 anni, ha fatto appello alle tasche dei suoi fan per finanziare il sequel di Black City (Newton Compton), uscito nel 2008 in America con il più felice titolo “Go-go Girls of the Apocalypse”.

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I misteri della base militare: la classifica sull’iBookstore

Alessia Rastelli sul Corriere della Sera:

[…] La prima sorpresa della settimana arriva al quinto posto (la compagnia di Cupertino non rende note le proporzioni di acquisto tra un titolo e l’altro). Si tratta di Area 51, saggio sui segreti della base militare del Nevada firmato dal quartetto internazionale di giornalisti «Wiki Brigades». A pubblicarlo l’editore digitale americano La Case.
«Un successo che premia la nostra proposta di libri brevi e mai sopra i 5 euro» commenta Giacomo Brunoro, direttore editoriale per i titoli in lingua italiana […]


Leggi tutto l’articolo sul EHI BOOK!, il blog di Alessia Rastelli sul sito del Corriere della Sera.

Di aspettative frustrate e pietismo mediatico: il “caso” Paola Caruso

Si fa un gran parlare in rete del caso di Paola Caruso, collaboratrice del Corriere della Sera entrata in sciopero della fame per protestare contro la sua non assunzione dopo 7 anni di collaborazione. A sentire lei al posto suo è stato assunto un pivello della scuola di giornalismo.

Si dà il caso che abbia incrociato qualche volta Paola nella redazione di Dieci ai tempi della mia sciagurata collaborazione con quel giornale (zero grana ma tanto divertimento e un capitale umano di amicizie inestimabile): non posso dire di conoscerla, per carità, ma la faccenda in sé mi interessa.

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Il paradosso del Parmigiano

Protagonisti del racconto un giovane storico e un coetaneo avvocato, entrambi di Parma, che si recano negli States per sventare una manovra degli yankee per appropriarsi del prestigioso marchio del Parmigiano Reggiano. I nostri eroi riescono nell’intento replicando quanto realmente accaduto nel 1896, quando i lodigiani volevano appropriarsi della preziosa denominazione e furono sconfitti grazie a un tal Carlo Rognoni che vergò un inoppugnabile «Per la storia del formaggio grana». I dilemmi del made in Italy sono dunque sbarcati nella letteratura di tendenza, autore del racconto è infatti Wu Ming, il collettivo di giovani che agisce sotto pseudonimo e che è riuscito a rendere l’atmosfera di un microcosmo, quello del Parmigiano, in bilico tra tradizione e modernità. Non è un caso, infatti, che nonostante le vendite abbiano retto alla Grande Crisi, si susseguano in Emilia convegni e tavole rotonde sul futuro del prezioso formaggio. Il Parmigiano è diventato materia da think tank perché c’è la sensazione di essere arrivati al capolinea, «alla fine di un modello produttivo basato su una realtà che nel frattempo è profondamente mutata» spiega Filippo Arfini, professore all’università di Parma e studioso del settore agro-alimentare.

Leggi tutto l’articolo di Dario di Vico su Corriere.it

Scajola, il Corriere della Sera e l’italiano (questo sconosciuto)

Copincollo direttamente da Corriere.it (e speriamo di non essere denunciato, dato che come al solito c’è la barzelletta della © RIPRODUZIONE RISERVATA):

Poi ha concluso: «Sono certo che le mie dimissioni permetteranno al governo di andare avanti con il lavoro che anche io ho contribuito». Il grassetto è mio. Qui il link all’articolo sul sito del Corriere, sotto invece l’immagine del pezzo incriminato.

A questo punto ci troviamo di fronte a tre possibilità:

  • l’ex Ministro Scajola non ha molta confidenza con la lingua italiana (me la gioco 1 a 1);
  • chi ha scritto l’articolo non ha molta confidenza italiana (me la gioco 2 a 1);
  • chi ha scritto l’articolo conosce l’italiano ma ha pensato che è più importante riportare fedelmente le dichiarazioni del Ministro (me la gioco 1.000 a 1).

Continua l’inesorabile marcia del “che” verso il suo ruolo di pronome relativo universale: tempo un dieci anni e ci siamo. Intanto, se volete darvi un rinfrescatina, ecco un link molto utile su wikipedia.

A trovarle fisioterapiste così brave…

Guido Bertolaso sul Corriere della Sera di oggi: «Sono molto rammaricato perché questa signora Francesca di cui si parla è una fisioterapista brava, per bene e molto seria, a cui ricorrevo per combattere lo stress e il mal di schiena di cui soffro spesso».

Chiudo con l’ultima domanda fatta a Bertolaso da Giovanni Bianconi che, più di ogni altra cosa, centra il punto della situazione: «Perché in Italia ogni opera diventa un Evento da gestire con misure straordinarie, anche quando si tratta della celebrazione di un anniversario, prevedibili con quanto anticipo si vuole?».

 

Aggiornamento delle 16.50:

Segnalo un link molto istruttivo sui “numeri” della ricostruzione in Abruzzo nel blog de Il Fatto Quotidiano (si, lo so, quelli del fatto sono tutti comunisti ma qui stiamo parlando di numeri, mica di politica…)

Aldo Grasso santo subito

Inutile dire che condivido ogni singola parola dell’articolo pubblicato da Aldo Grasso sul Corriere della Sera. Ecco un paio di citazioni:

“[…] Il programma è brutto e noioso, mal condotto: a Francesco Facchinetti la trasmissione è completamente sfuggita di mano, soverchiato dalla personalità di alcuni ospiti; quanto a Martina Stella, beh, stendiamo un velo pietoso. […]”

“[…] «Il più grande» è uno spasso, uno sconfinato repertorio di comicità involontaria, di morti viventi e di viventi morti. (Raidue, mercoledì, ore 21,10). […]”

Il resto dell’articolo lo trovate sul sito del Corriere della Sera.