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Web, diritto d’autore, politica e censura

Con l’alibi della tutela del diritto d’autore, nei prossimi mesi, un’Autorità amministrativa semi-indipendente, anche perché di diretta emanazione politica, assumerà il controllo esclusivo di ogni contenuto in circolazione nello spazio pubblico telematico.

In termini di diritto internazionale e se si considerasse come romanticamente talvolta ancora si fa, Internet come un territorio – il cyberspazio – saremmo di fronte ad un autentico golpe.

Un Sovrano che si auto-proclama tale, scrive le leggi – o piuttosto un Codice di guerra – e si autoarroga il potere di applicarle e farle eseguire, esautorando il potere giudiziario (Allo stato i poteri che Agcom sta per attribuirsi sono regolarmente esercitati dalle sezioni specializzate di proprietà intellettuale istituite presso i nostri Tribunali e composte da giudici ordinari).

[…] Se si applicassero le stesse regole a materie diverse dal diritto d’autore, ne avremmo che il proprietario di una casa che ritenga inadempiente il proprio inquilino anziché rivolgersi ad un giudice potrebbe chiedere ad un’Autorità amministrativa, magari composta da proprietari di altre case, di sbatterlo fuori in cinque giorni senza neppure consentirgli di spiegare le sue ragioni o, piuttosto, che il creditore di una somma di denaro potrebbe chiedere direttamente alla polizia di entrare dentro casa del suo debitore ed aiutarlo ad impossessarsi di beni sufficienti a saldare il suo credito.

Leggi tutto l’articolo di Guido Sforza.

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Internet e Diritto d’autore: no alle sospensioni preventive proposte dall’AGCOM

L’approccio proposto dall’AGCOM nella consultazione su diritto d’autore e internet contrasta infatti col diritto comunitario ed è già stato messo in discussione e considerato non percorribile perché contrario al rispetto di diritti Costituzionali, o attinenti agli ambiti legislativo e giudiziario, non di competenza dell’Authority. La lettura che l’AGCOM propone dei propri poteri va ben oltre quanto richiesto dal Decreto Romani. In nome del diritto d’autore si stravolgono le esigenze di sviluppo e apertura del patrimonio culturale, costrette così a piegarsi alla cultura del sospetto e della chiusura.

Trovate tutto il comunicato nel sito dell’Adiconsum.

PirateBay va a Bruxelles

Tra i nuovi partiti che entreranno nel prossimo Europarlamento ce n’è uno decisamente interessante, il così detto Partito dei Pirati (assonanza curiosa, tra l’altro). Sto parlando del partito creato dai fondatori di PirateBay, il sito internet che ha trasformato il semplice file sharing in un vero e proprio movimento culturale e politico. Al momento sembra che, in Svezia, pirati siano riusciti a raggiungere il 7,1% dei voti, e cioè quanto basta per entrare ufficialmente in Europa. Se le cose vanno bene i pirati al parlamento europeo potrebbero essere addirittura due. Nessun cambiamento da un punto di vista pratico, sia chiaro: due parlamentari in più o in meno possono poco o nulla all’interno di uno scenario complesso come quello dell’europarlamento. Ma a livello culturale e politico siamo di fronte ad una piccola rivoluzione.

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