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Sugarpulp: una mia intervista a Massimo Carlotto

Ciao Massimo, per prima cosa bentornato su Sugarpulp. Come nasce l’idea di dare vita a questa factory? E come si sviluppa da un punto di vista pratico il lavoro di questo nuovo laboratorio?

La consapevolezza che il noir muta più velocemente di un tempo mi ha convinto a mettere in piedi una sorta di laboratorio totalmente dedicato alla sperimentazione, il cui obiettivo non è di arrivare alla definizione di un filone e tantomeno di una scuola ma dare senso a esperienze collettive e individuali. Siamo un gruppo eterogeneo, formato non solo da scrittori, che lavora in comunità sia sul profilo teorico approfondendo temi specifici e analizzando lo sviluppo del genere a livello internazionale, sia su quello pratico della ricerca, l’indagine e la produzione di idee utili a scrivere romanzi. La scrittura è l’unico momento totalmente individuale della nostra struttura. Attualmente l’aspetto che stiamo privilegiando è quello della costruzione di trame, convinti che una buona idea possa diventare geniale se si mettono insieme persone motivate e capaci ma stiamo già pianificando altri terreni di ricerca.

Leggi tutta l’intervista a Massimo Carlotto su Sugarpulp.it

Massimo Carlotto stasera alla Libreria Lovat di Padova

(dal Mattino di Padova oggi in Edicola).

Intervista a Massimo Carlotto

carlottoMassimo Carlotto, padovano, è tornato in libreria in questi giorni con “L’amore del bandito”. A dieci anni esatti di distanza dallo splendido “Nessuna cortesia all’uscita” ritroviamo Marco Buratti, l’Alligatore, detective privato senza licenza che si muove in un Nord Est che puzza decisamente di marcio. Carlotto, che con le sue storie e i suoi personaggi indimenticabili è diventato uno degli scrittori di noir più letti ed amati d’Europa, è senza dubbio uno dei padrini spirituali del movimento Sugarpulp: non potevamo quindi non approfittare del suo nuovo libro per fare quattro chiacchiere con lui.

L’INTERVISTA:

– Massimo, il ritorno dell’Alligatore è coinciso con il tuo ritorno a Padova: ne “L’amore del bandito” però Marco Buratti, dopo due anni di lontananza da Padova, sembra quasi non riconoscere più la sua città: è la stessa sensazione che hai provato tu in questo ultimo periodo?

Ho voluto soprattutto evidenziare il senso di disorientamento che colpisce molta gente nel Nordest, dovuto alla difficoltà di riconoscersi in un territorio sempre più investito da fenomeni di crisi sociale ed economica che rendono difficoltosa, complicata e triste l’esistenza. La marginalità di Buratti è un punto di vista privilegiato per raccontare questa realtà che non coincide più di tanto con il mio ritorno a Padova, città che di fatto non ho mai abbandonato.

Leggi tutta l’intervista sul sito Sugarpulp.it

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