Archivi categoria: Linguaggio

Molestie e violenze sessuali, se l’orco è sempre altro da noi

Perché gli intellettuali firmano petizioni in difesa di Roman Polański mentre Weinstein e tutti gli altri finiscono in prigione senza passare dal via?

Spiegatemi bene come funziona questa cosa perché non riesco a capirla.  Provo a fare un veloce riassunto di quello che mi sta passando in testa da qualche giorno a questa parte.

Si parla di Weinstein, Kevin Spacey, molestie e tutto il resto delle zozzerie che oggi il mondo sta scoprendo con incredibile sdegno e sgomento.

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Perché le parole sono importanti: Delrio con una sola frase comunica un intero sistema di valori (i suoi)

Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio utilizza il verbo togliere per parlare di tasse. Un verbo che la dice lunga su come la politica italiana veda il contribuente

Perché le parole sono importanti: Delrio con una sola frase comunica un intero sistema di valori (i suoi)

Diceva Nanni Moretti in un suo celebre film che le parole sono importanti. Spesso sono molto più importanti di quanto possa sembrare. Prendiamo ad esempio il virgolettato di Graziano Delrio come riportato da Corriere.it: Tassare i Bot? A chi ne ha 100 mila posso togliere 30 euro.

Ora a me interessa poco se questo Governo farà una patrimoniale, se tasserà i Bot o se alzerà l’aliquota Iva al 90%. Può sembrare paradossale ma è così: me ne sbatto. Da che ho memoria ne ho sentite e viste talmente tante che non ho più alcuna fiducia in queste persone, a prescindere dai colori e dalle ideologie.

E’ interessante però notare l’approccio culturale che Delrio ha nei confronti delle tasse: stiamo parlando infatti di togliere del denaro a chi ne ha di più. E questo indipendentemente dal fatto che questo denaro sia stato guadagnato onestamente o sia stato già regolarmente tassato.

No, qui si parla semplicemente di togliere. Finché queste persone continueranno a pensare che pagare le tasse non sia un’azione attiva da parte dei cittadini ma un esproprio coatto da parto dello Stato, allora sono convinto che non andremo da nessuna parte.

Per queste persone le tasse sono un prelievo, sono un tot di euro da togliere da un conto corrente, sono una cifra da prelevare. Non venitemi a parlare di equità, di giustizia sociale o qualsiasi altra cosa, perché sono concetti alieni al modo di intendere la tassazione da parte di questo Stato e di questa classe politica (soprattutto di questo PD… non uso il termine Sinistra perché mi sembra fuori luogo), e come tali vengono percepiti da chi le tasse le paga.

Perché il punto è culturale: finché si ragionerà in questo modo non se ne verrà fuori, le tasse in questo paese resteranno una gabella insopportabile perché utilizzata per mantenere un carrozzone impresentabile o per tamponare sacche di inefficienza sempre più intollerabili.

La cloaca

La cloaca

Segnalo un post imprescindibile letto su Grafemi, il blog di Paolo Zardi:

[…] E le opere di Delvoye guardano il mondo da una prospettiva inusuale, imprevista, inaspettata; e in questo modo pongono domande ambigue che riguardano la nostra sessualità, la nostra fisiologia – il nostro corpo – e il senso di tutto questo. Le mandibole aperte, i crani bianchi l’uno vicino all’altro, ci ricordano di cosa siamo fatti; la Cloaca ci mostra cosa significa, in concreto, mangiare; e la pelle tatuata dei maiali non ha alcuno dei significati che noi siamo disposti a dare a una pelle umana tatuata; e poiché la rappresentazione oggettiva delle nostre strutture che si intersecano, del nostro stomaco che digerisce, della pelle disegnata, non assomiglia a ciò che chiamiamo amore, vita o bellezza, dobbiamo concludere, per differenza, che esiste qualcosa che l’arte non può rappresentare. L’artista può solo produrre il calco vuoto delle cose, il loro negativo […]

Dovete assolutamente leggere tutto il post di Paolo Zardi direttamente su Grafemi

Pacific Rim: un cinema non mi era mai sembrato così piccolo

Pacific Rim: “un cinema non mi era mai sembrato così piccolo”

Pacific Rim: un cinema non mi era mai sembrato così piccoloPacific Rim mi ha lasciato addosso una sensazione molto strana: “un cinema non mi era mai sembrato così piccolo” (cit.). Bisognerà che inizino seriamente a pensare a schermi più cazzuti perché vedere certa roba in un cinema “normale” è sicuramente frustrante.

Un film con un impatto visivo del genere dovrebbe essere visto in qualcosa di grande almeno il doppio. Non so quanto di preciso, ma qualsiasi dimensione state pensando raddoppiatela.

Non sono un fanatico esagerato di robottoni né di mostri giganti alla Godzilla, anche se devo ammettere che hanno rappresentato un qualcosa di importante nella mia infanzia/adolescenza. Quando vado a vedere una produzione del genere poi le mie aspettative sono sempre molto basse e quindi il mio livello di tolleranza è automaticamente molto alto.

Forse proprio per questo mi sono goduto il film alla grande, senza farmi troppe paranoie tentando di riconoscere questa o quella citazione, senza le sminchie di chi voleva a tutti i costi vedere plagi dei suoi idoli di sempre o, peggio ancora, senza le pretese da criticone di chi ha  detto o scritto che la trama non era originale ma addirittura scopiazzata a destra e a manca (mecojoni…), o che non c’era spessore nei personaggi (e ‘sti cazzi…)

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Il caso Amanda Knox e la violenza dei media

Nel n° 2 della rivista Pedagogika.it trovate un mio articolo che analizza come i media hanno trattato il caso di Amanda Knox e il delitto di Perugia, sui cui ho pubblicato un ebook e un audiolibro nel 2010 insieme a Jacopo Pezzan

L’articolo integrale è disponibile come ho scritto sul numero di Pedagogika.it in edicola in questi giorni, dedicato alle “Relazioni tra generi e violenza” (qui una preview completa del numero 2). Di seguito un estratto con parte centrale dell’articolo:

Il 26 marzo 2013 la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza di appello sull’omicidio di Meredith Kercher. Sono state cancellate così le due sentenze di assoluzioni nei confronti di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, ultimi due imputati del processo (Rudy Guede sta scontando una condanna di 16 anni per concorso in omicidio dopo aver richiesto il rito abbreviato). Il delitto di Meredith Kercher ha avuto un’immensa eco mediatica, sopratutto negli Stati Uniti.

Vorrei andare al di là delle polemiche sulla colpevolezza o meno di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, questo lo appurerà la magistratura italiana (forse): mi interessa porre l’accento su un elemento che finora è stato trattato soltanto marginalmente, e cioè quello della “violenza” con cui è stata affrontato tutto il caso dai media.

Mentre negli Stati Uniti l’omicidio di Meredith Kercher è diventato una sorta di caso nazionale, come spesso accade quando un cittadino americano è coinvolto in episodi di violenza all’estero, in Italia e in Inghilterra i media hanno dato il peggio di loro stessi dimostrando tutti gli atavici e banali pregiudizi nei confronti del genere femminile e degli extracomunitari.

A nessuno è interessato più di tanto raccontare i fatti, cercare di ricostruire la vicenda, analizzare le prove: tutti hanno pensato bene di sbattere in prima pagina gli occhioni di “Angel Face”, com’è stata subito soprannominata la Knox, e il gioco era fatto. Invece di indagare sui fatti che hanno portato alla brutale morte della povera Meredith Kercher, i giornalisti hanno preferito andare a spulciare su MySpace per scoprire dettagli assolutamente inutili ma sensazionalistici, presentati come vere e proprie colpe.

Questa attenzione morbosa poi nei confronti del sesso, anzi, di una ragazza che vive la sua sessualità in maniera disinibita e libera, rivela tutta la violenza con cui una parte della società italiana è pronta a giudicare una donna. L’impianto accusatorio del Pubblico Ministero era ed è tuttora basato su un gioco erotico finito male, per questo motivo sarebbe morta la povera Meredith. Ecco allora che il sesso e la sessualità diventano una vera e propria ossessione per la stampa: “Meredith sgozzata dopo un’orgia di sesso e droga”, così titolava Il Messaggero il 7 novembre 2007, quando in realtà non si poteva sapere ancora nulla di certo di quello che era successo in via della Pergola a Perugia.

Ad essere vittima della violenza dei media sono sempre i più deboli: le donne, gli extracomunitari. Nessuno parla di Raffaele Sollecito, giovane di buona famiglia che al processo viene difeso nientemeno che dal celebre Avvocato Bongiorno. La sua è un figura che resta nell’ombra, tanto che la stessa Bongiorno definirà Sollecito “un allegato di Amanda”.

Nell’immediatezza dell’arresto Amanda Knox mente e indica in Patrick Lumumba, congolese che risiede da anni a Perugia, l’assassino di Meredith. La dichiarazione di Amanda si rivelerà presto essere una bufala, ma per Lumumba inizia un vero e proprio incubo. Significativo è che Lumumba verrà presentato nei giornali come “extracomunitario”: Anche Amanda Knox, essendo statunitense, è extracomunitaria, eppure nessun giornalista la chiamerà mai in quel modo. Penso che una cosa del genere si commenti da sola.

La violenza più brutale infine è quella che ha subito Meredith Kercher. Non solo è stata vittima di un omicidio destinato probabilmente a restare a lungo avvolto nel mistero, ma è stata ben presto dimenticata dalla stampa, come tante altre vittime innocenti prima di lei. Una situazione davvero insostenibile poi è stata quella vissuta dalla famiglia Kercher, tanto che il padre di Meredith il 13 marzo si è lasciato andare ad un duro e comprensibile sfogo dalle pagine del Sunday Times.

Credo la società dovrebbe fare una riflessione sulle diverse forme di violenza che possono colpire i soggetti più deboli, tanto più subdole perché spesso non vengono nemmeno percepite come tali. Inutile parlare di deontologia professionale o di senso della misura da parte della stampa, l’unica cosa che conta è il numero di copie vendute. Credo sia importante lavorare perché il pubblico sviluppi una coscienza critica e si renda conto, quando si confronta con episodi di questo tipo, che si tratta di episodi di violenza.

E’ nato Lo Spazio del Talento

Che cos’è il Talento? Come fare per scoprire i nostri Talenti? Noi abbiamo un nostro talento? Ecco una serie di domande che troppo spesso vengono date per scontate.

Da oggi online c’è un nuovo spazio dedicato ai Talenti, un blog che ci può aiutare ad esplorare le mille sfaccettature del mondo del Talento e, soprattutto, dei nostri Talenti.

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“A Londra gli anarchici sono i cittadini che hanno pulito la città” (Alan Moore)

L’attuale situazione in Inghilterra sembra poter essere definita come un’ondata criminale di stampo consumista che non denota nessuna connotazione politica. Se l’unico obiettivo della furia distruttiva è quello di procurarsi scarpe nuove, cellulari o TV al plasma è difficile vederci niente di più che una furtiva spedizione organizzata da un’orda di idioti opportunisti.

È quel genere, peraltro prevedibile, di collasso sociale che si avrà inevitabilmente se i governi non avranno il coraggio di affrontare le banche e le corporation, i veri responsabili per le condizioni economiche attuali, e anzi continueranno a voler tagliare le più semplici infrastrutture a una sottoclasse di persone che rappresenta la fascia più vulnerabile, meno istruita e volatile della società: gente che non ha legami con la società e che quindi si sente di non aver nulla da perdere. […]

Quindi, per riassumere. Sono in favore di proteste genuine e intelligenti nonché di atti di resistenza nei confronti di quelle istituzioni politiche e finanziarie che non hanno svolto il loro dovere di proteggere le società per le quali lavorano. Ma mi oppongo con tutte le mie forze ad atti di violenza di ogni tipo, compreso la follia teppistica a cui stiamo assistendo.

Leggi tutto l’intervento di Alan Moore sulla rivolta Londinese nel sito Linkiesta.it

Sul senso della parola “inutile”

Vediamo se qualcuno riesce ad indovinare chi ha pronunciato queste due frasi:

  • 03 giugno 2011: «Referendum inutili e senza conseguenze sul governo».
  • 13 giugno 2011: «Dovremo dire addio al nucleare in seguito del voto popolare».

(Fonte Corriere.it)

La meravigliosa serietà di Doraemon

Finalmente un Direttore che si fa intervistare senza le solite enciclopedie di cartone nella libreria. Questa immagine (rubata con gioia a Massimo Mantellini) fa capire nello spazio di un secondo come Calabresi sia davvero su un altro pianeta rispetto a tanta fuffa che siamo abituati a vedere tutti i giorni. Questa singola immagina comunica più di mille parole, è una vera e propria rivoluzione culturale.  Poi a me Calabresi è sempre piaciuto molto e quindi sono davvero felice di vedere un’immagine del genere.

Ecco perché “Pablito mon amour” di Davide Golin è un libro splendido

E a sera, dopo Novantesimo minuto, scenendere dal mio amichetto Giangi. Io e lui a giocare con il niente. A polentoni contro terroni, a Gringo della carne Montana contro l’uomo in ammollo, all’omino Bialetti contro Miguel e Carmenencita, a Brigate Rosse contro Ordinene Nuovo e alla fine tutti quanti contro la Juve (da Pablito mon amour, di Davide Golin).

Sono tanti i motivi per cui credo che Pablito mon amour di Davide Golin sia un libro bellissimo. Per prima cosa perché è scritto molto bene, con uno stile deliziosamente pop; poi perché il suo autore ha fatto un gran lavoro sulla lingua, mischiando le carte e riuscendo a trasmettere pagina dopo pagina un senso di freschezza meraviglioso; Continua a leggere Ecco perché “Pablito mon amour” di Davide Golin è un libro splendido

«Vieni via con me»: un po’ come a messa

Ho sempre pensato che Fabio Fazio avesse la faccia prete. Noto con piacere che non sono il solo…

«Vieni via con me» non è un format, è un calco. Di una cerimonia religiosa, di una messa, di una funzione liturgica. […] L’officiante è facile individuarlo: ne ha tutti i modi, i comportamenti, spesso le affettazioni; è Fabio Fazio. Che ha una capacità straordinaria, tipica di alcuni celebranti: quella di trasferire sui suoi numerosi fedeli quell’aura di senso di colpa che gli trasfigura il volto. La doglianza gli dà potere, mostrarsi vulnerabile (i ricchi contratti non gli impediscono di piangere sempre miseria) è la sua garanzia di invincibilità, tra un Alleluia e una Via Crucis. E poi c’è lui, la vittima sacrificale, il Cristo in croce. Se Roberto Saviano si mettesse una parrucca assomiglierebbe in maniera impressionante al Cristo di Pasolini […]».

Letti tutto l’articolo di Aldo Grasso su Corriere.it

Amiciza, facebook, il senso delle parole: dettagli sparsi

Oggi mi è capitato di parlare con un tizio che non conoscevo personalmente. Ci ha presentati un amico comune, come succede spesso. Di questa persona mi aveva già parlato un mio vecchio amico, al che gli ho detto che probabilmente avevamo un amico in comune. Al che la sua risposta è stata: «è probabile, ho più di 1.200 amici ma non li conosco tutti».

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