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Perché le parole sono importanti: Delrio con una sola frase comunica un intero sistema di valori (i suoi)

Graziano Delrio, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio utilizza il verbo togliere per parlare di tasse. Un verbo che la dice lunga su come la politica italiana veda il contribuente

Perché le parole sono importanti: Delrio con una sola frase comunica un intero sistema di valori (i suoi)

Diceva Nanni Moretti in un suo celebre film che le parole sono importanti. Spesso sono molto più importanti di quanto possa sembrare. Prendiamo ad esempio il virgolettato di Graziano Delrio come riportato da Corriere.it: Tassare i Bot? A chi ne ha 100 mila posso togliere 30 euro.

Ora a me interessa poco se questo Governo farà una patrimoniale, se tasserà i Bot o se alzerà l’aliquota Iva al 90%. Può sembrare paradossale ma è così: me ne sbatto. Da che ho memoria ne ho sentite e viste talmente tante che non ho più alcuna fiducia in queste persone, a prescindere dai colori e dalle ideologie.

E’ interessante però notare l’approccio culturale che Delrio ha nei confronti delle tasse: stiamo parlando infatti di togliere del denaro a chi ne ha di più. E questo indipendentemente dal fatto che questo denaro sia stato guadagnato onestamente o sia stato già regolarmente tassato.

No, qui si parla semplicemente di togliere. Finché queste persone continueranno a pensare che pagare le tasse non sia un’azione attiva da parte dei cittadini ma un esproprio coatto da parto dello Stato, allora sono convinto che non andremo da nessuna parte.

Per queste persone le tasse sono un prelievo, sono un tot di euro da togliere da un conto corrente, sono una cifra da prelevare. Non venitemi a parlare di equità, di giustizia sociale o qualsiasi altra cosa, perché sono concetti alieni al modo di intendere la tassazione da parte di questo Stato e di questa classe politica (soprattutto di questo PD… non uso il termine Sinistra perché mi sembra fuori luogo), e come tali vengono percepiti da chi le tasse le paga.

Perché il punto è culturale: finché si ragionerà in questo modo non se ne verrà fuori, le tasse in questo paese resteranno una gabella insopportabile perché utilizzata per mantenere un carrozzone impresentabile o per tamponare sacche di inefficienza sempre più intollerabili.

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Nel 2012 più di 62 milioni di turisti in Veneto che si conferma prima regione turistica d’Italia

Nel 2012 più di 62 milioni di turisti in Veneto che si conferma prima regione turistica d'Italia
IL TURISMO VENETO CONFERMA IL SUO APPEAL MONDIALE. NEL 2012 OLTRE 15,8 MILIONI DI ARRIVI E PIÙ DI 62,3 MILIONI DI PRESENZE. GLI STRANIERI SFIORANO IL 65 PER CENTO

Il Veneto si conferma in scioltezza prima Regione turistica d’Italia anche per il 2012, con 62.351.657 presenze, delle quali il 64,8 per cento di ospiti stranieri, e 15.818.525 arrivi, dei quali il 64,7 per cento stranieri.

Tradotto in altri termini, ogni sei pernottamenti in Italia, uno (e qualcosa di più) è registrato in Veneto.

I motivi del primato del Veneto sono in vetrina da oggi a domenica 17 febbraio alla BIT, Borsa Italiana del Turismo, ospitata nel Polo Fieristico di Rho – Pero. Lo spazio dell’ospitalità veneta è allestito nel Padiglione 1, settori B25 B29 D26 D30, dove sono proposti Venezia, Città d’arte e Ville venete, Mare e Spiagge, Dolomiti e Montagna, Lago di Garda, Terme Euganee, Po e suo Delta, Pedemontana e Colline venete, Fondazione Arena di Verona, Fenice di Venezia segmenti aeroportuali, crocieristica e navigazione, parchi tematici e il programma dei Misteri curato dall’Unione Pro Loco del Veneto.

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Ecco perché noi italiani ci meritiamo tutto

Splendido video che dimostra in pochi minuti quanto siano false le cazzate che ci vengono propinate giorno dopo giorno. E la cosa assurda è che certe cose dovrebbero farle i giornalisti, ma forse è meglio stendere un velo pietoso.

E ricordate che in Germania gli stipendi sono alti però il costo della vita è moooooolto più alto!

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Il libro italiano sempre più in crisi

E’ stato presentato alla Buchmesse di Francoforte il nuovo rapporto sullo stato dell’editoria in Italia: numeri molto critici per un settore che era entrato in crisi nel 2011 e che ha confermato i dati negati in tutti i segmenti del 2012 (trovate il rapporto completo qui).

I dati Nielsen parlano di un -3.7% per quanto riguarda il giro d’affari rispetto all’anno scorso per i canali trade, se invece si considera il mercato nel suo complesso il calo è addirittura del 4.6% (dati AIE), mentre nei primi nove mesi il dato dei canali trade è -8.7% (dati Nielsen).

Nel 2011 sono diminuiti anche gli italiani che hanno letto almeno un libro all’anno: appena 25,9 milioni, meno della metà della popolazione dunque, con un calo di 723mila persone rispetto al 20120 (ma di questo ne avevamo già parlato).

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Una possibile soluzione alla polemica sull’Art. 18 e sul “posto fisso”.

Premesso che credo che l’Art. 18 così com’è oggi in Italia sia un privilegio di alcuni, e premesso che credo che chi voglia abolirlo o modificarlo sia in perfetta malafede (di qui la nascita di una polemica strumentale che non finirà mai e che non potrà mai essere risolta), sono convinto che la soluzione a tutto il problema potrebbe essere estremamente semplice.

Mi sembra che il punto della questione sia tutto sommato banale, il classico “uovo di colombo”, ma non ho mai sentito neppure nessuno proporre una cosa del genere: vuoi il posto fisso? Bene, il tuo stipendio è di 1.000 euro al mese; vuoi un posto di lavoro che potrebbe finire da un momento all’altro? Benissimo, allora tu guadagni 2.000 euro al mese (finché dura).

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Si parla di SOPA, censura, tutela e senso del copyright, musica e nuovi scenari (non solo digitali)

Un mio intervento sulla protesta della rete contro il SOPA nel blog Editoria Digitale:

“[…] Ad ogni modo se da un lato è più che comprensibile la richiesta di tutela del copyright da parte dei legittimi proprietari, è indubitabile anche che non è più possibile pensare di poter applicare vecchi schemi a nuovi scenari.

C’è bisogno che l’intero diritto d’autore venga ripensato e che vengano stabilite nuove norme che tengano conto della realtà. Il mondo della musica è stato il primo ad essere investito dallo tsunami del web e quindi è interessante notare come sia cambiato il modello di businnes per chi deve confrontarsi quotidianamente con la pirateria online (chiamiamola così).

[…] L’alternativa è un luddismo di ritorno verso la rete in difesa della divinità copyright: ma se in letteratura abbiamo visto che la Jihad Butleriana ha raggiunto i suoi scopi dubito che ciò possa succedere nella realtà”.

Potete leggere tutto l’articolo nel blog Editoria Digitale

IL VENETO SCHIERA L’ARMATA DEL FOOD

In tempo di crisi e di turbolenze finanziarie, la galassia del food in Veneto lancia un’Opa sulla ripresa e si propone come traino per il made in Italy.

I driver sono quelli consueti: innovazioneinternazionalizzazione e integrazione. Dal confronto con l’esperienza realizzata (con successo) in altri Paesi dal pedigree ben più modesto nell’ambito agroalimentare, si affaccia sulla scena economica il consorzio Veneto Food che dichiara pochi obiettivi concreti: la costruzione di sinergie operative tra imprese della filiera che parte dal produttore agricolo e arriva alla distribuzione commerciale, passando per trasformazione e valorizzazione artigianale e industriale; lo sviluppo di azioni non istituzionali, ma pienamente business per affermare il prodotto veneto sui mercati internazionali non in senso astratto, ma operando come sistema-impresa; l’attivazione di pratiche innovative (dal R&D al marketing, dalla chimica ai brevetti) per chi compete sul mercato “vero” domestico e intercontinentale.

Leggi tutto l’articolo sul blog di Charta-Bureau

Quanto guadagna uno scrittore che pubblica su Amazon? Un post che racconta quello che nessuno vi ha ancora detto

Nell’ultimo anno il mondo editoriale internazionale non fa altro che parlare di ebook e di editoria digitale. Una gran bella rivoluzione secondo alcuni, una sciagura secondo altri. Amazon al momento è il player numero uno sul mercato dato che di fatto il mercato degli ebook è stato inventato dall’azienda di Jeff Bezos.

I commentatori più critici accusano Amazon di impoverire gli scrittori praticando prezzi troppo bassi, concetto sintetizzato alla perfezione da questa frase di Brian De Fiore: «Se la politica di Amazon di abbassare i prezzi continua, ce la faranno gli autori a guadganarsi da vivere?».

Cercherò di fare un po’ di chiarezza su questo punto perché stiamo assistendo ad una vera e propria campagna di oscurantismo, e il fatto che la maggior parte dei giornalisti italiani che scrivono certe cose lavori per grandi gruppi editoriali non aiuta di certo. Il post che segue sarà piuttosto lungo, ma contiene una serie di numeri che possono chiarire in maniera definitiva come quella del povero scrittore messo alla fame da Amazon sia una vera e propria bufala.

Facciamo un esempio concreto: lo scrittore “A” decide di pubblicare il suo libro in formato digitale senza editore e lo mette in vendita su Amazon. Seglie di venderlo 2.99 dollari. Si tratta di una cifra molto bassa, ma Amazon garantisce una royalties del 70% e, di coseguenza, per ogni copia venduta lui incassa circa 2 dollari, per la precisione 2.08 (ci sarebbe il discorso dell’IVA da fare, ma se avete il contratto con Amazon.com e siete americani l’IVA non la pagate per il semplice fatto che negli USA l’IVA non esiste). Tenete bene a mente questo dato e andiamo avanti.

Lo scrittore “B” invece decide di affidare il suo libro ad un editore tradizionale che lo mette in vendita al prezzo di 10 euro (sappiamo che in Italia i libri costano molto di più ma usiamo questo dato per questioni pratiche). Mettiamo caso che lo scrittore “B” abbia strappato un ottimo contratto all’editore che gli riconosce una percentuale del 10% sul prezzo di copertina. Chiunque abbia avuto a che fare con il mondo editoriale sa benissimo che stiamo parlando di pura fantascienza, ma ammettiamo per un attimo che sia così. Bene, in questo caso l’autore incasserebbe 1 euro a copia.

E mi sembra importante sottolineare che Amazon paga rendiconti mensili mentre normalmente gli editori ti pagano ad aprile i rendiconti chiusi al 31 dicembre dell’anno precedente (quando ti pagano), e cioè l’autore “A” incassa un assegno tutti i mesi mentre l’autore “B” incassa ad aprile 2012 l’assegno per i libri venduti nel 2011.

Nonostante tutto continuo a credere che quella dell’editore resti una figura importantissima per un autore: aiuta nelle scelte, evita un sacco di scocciature, ti permette di concentrarti solo sul tuo lavoro di scrittore e garantisce credibilità al tuo lavoro. Il problema è che nel mondo dell’editoria digitale un editore serio deve offrire ad un autore una percentuale che sia come minimo del 35% sul prezzo di copertina cosa che invece non succede.

Ora siamo ancora sicuri che la politica dei prezzi praticata da Amazon sia una rovina per gli autori? Io credo di no. I costi sono molto più bassi per un editore e quindi bisogna rassegnarsi ad abbassare i prezzi. Questo significa riportare l’autore al suo ruolo centrale nella produzione del libro, dato che di fatto oggi come oggi l’autore è soltanto una pedina del mercato editoriale e, non a caso, è il soggetto che incassa in assoluto la percentuale più bassa sul prezzo di copertina, segno che stiamo parlando dell’anello debole della catena.

Con l’editoria digitale non è più così: l’autore può permettersi di bypassare l’editore e di guadagnare molto di più proponendo il suo libro ad un prezzo di copertina molto più basso, cosa che tra l’altro gli permette di vendere molte più copie.

Facendo due conti in base alle cifre su cui si ragionava prima se l’autore “A” vende 1.000 ebook a 2.99 dollari guadagna in tutto 2.080 dollari. Per guadagnare la stessa cifra lo scrittore “B” deve vendere 2mila copie del suo libro che, però, costa ben 10 dollari a copia (e vi ricordo che questi dati si basano su condizioni contrattuali incredibilmente favorevoli per l’autore rispetto a quelle attualmente esistenti sul mercato).

Tornando alla domanda iniziale fatta da Brian De Fiore: «Se la politica di Amazon di abbassare i prezzi continua, ce la faranno gli autori a guadganarsi da vivere?», la risposta è assolutamente si, anzi gli autori molto probabilmente si guadagneranno da vivere molto meglio proprio perché Amazon abbasserà i prezzi. Questo significherà che potranno vendere molte più copie e guadagnando molto di più su ogni singola copia venduta. E il discorso si può applicare a tutti gli store online (iBooks, Book Republic, Ultima Books, Barnes & Noble, ecc), dato che le percentuali su cui viaggiano i grandi portali di distribuzione sono più o meno le stesse.

Forse adesso qualcuno ha capito perché tutti gli editori hanno così paura di Amazon…

Da Padova i best seller online

“Da Padova i best seller online”, articolo di Giambattista Marchetto su LA CASE con intervista a Giacomo Brunoro e a Jacopo Pezzan pubblicato su Il Sole 24 Ore Nord Est di mercoledì 22 giugno 2011.

Dall’energia nucleare a quella fotovoltaica: facciamo due conti prima del referendum

C’è una gran confusione tra nucleare e fotovoltaico, ognuno può dire quello che vuole, tanto nessuno ci capisce niente. Vorrei di seguito riassumere alcuni calcoli fatti con i miei studenti prima del terremoto in Giappone. Chiedo scusa per l’inevitabile lunghezza.

Uno dei motivi di confusione è sicuramente il fatto che la proposta di fare nuove centrali nucleari sembra scaturire più da un mal di pancia occasionale che da una vera pianificazione energetica. Vi hanno mai detto quanta energia elettrica consumiamo ogni anno, quanto incrementa annualmente e quanto di questo aumento può essere compensato da una centrale nucleare o dal fotovoltaico? Avete mai capito quanto costa realmente il nucleare e quanto il fotovoltaico?

Leggi tutto l’articolo di Ruggero Da Ros sul sito del Gazzettino

Democrazia import/export: per favore qualcuno mi spiega?

Non riesco a capire perché stiamo bombardando la Libia: la Francia decide  che è arrivato il momento di giocare con i soldatini e allora tutti scattano? Gli Usa non li considero neanche perché si sa che se c’è da tirar bombe lo Zio Sam è sempre in prima linea.

E perché la Francia non si è messa in moto a suo tempo per far cadere il regime birmano, uno dei più sanguinari e antilibertari di tutti i tempi, con la stessa prontezza con cui ha agito contro la Libia di Gheddaffi? Eppure lì in piazza c’erano davvero centinaia di migliaia di persone, cosa che non mi risulti essersi vista in Libia.

Forse perché le aziende francesi (Total in testa) continuano a fare affari d’oro con il regime Birmano mentre in Libia di fatto non operavano?

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Le GEEK GIRL arrivano anche a Padova: “Geek e Startup” alla Corte dei Leoni

Dopo la prima cena presso l’Arsenale di Venezia ed il secondo incontro durante il BlogFestival a Riva del Garda, le geek girls scelgono Padova e la Corte dei Leoni per la terza Girl Geek Dinner Nordest.

Le Girl Geek Dinners Nordest sono una serie di meeting e cene che animano le regioni del Veneto, del Friuli Venezia Giulia e del Trentino Alto Adige ed hanno lo scopo di promuovere l’incontro tra donne appassionate di tecnologia, favorendo lo scambio ed il confronto su tematiche legate al mondo dei media, dell’innovazione e del web.

Il tema della serata sarà Geek e Startup e nel corso della serata cercheremo di scoprire insieme chi sono le imprenditrici geek del nostre territorio, cosa fanno e come lo fanno. Ecco chi si racconterà durante questa bella serata:

Scopri tutti i dettagli della serata sul sito delle GGD o nella pagina Facebook della Corte dei Leoni.