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10 vacanze da fare almeno una volta nella vita

10 vacanze da fare almeno una volta nella vita, perché non tutte le vacanze sono uguali

10 vacanze da fare almeno una volta nella vita, ovvero l’ennesima lista inutile™ di (Ex) Zona San Siro Picture Show.

Le settimane tra la fine di giugno e l’inizio di luglio sono sempre durissime: i ricchi sono già in vacanza da un pezzo, in città fa caldo, dappertutto leggi di posti da sogno dove andare in vacanza mentre tu, se va bene, dovrai aspettare ancora un mesetto. Continua a leggere 10 vacanze da fare almeno una volta nella vita

Animal tropical, di Pedro Juan Gutierrez – Citazioni

Animal Tropical, Pedro Juan Gutierrez, Edizioni e/o, 4.90 euro. Citazioni

Animal tropical, di Pedro Juan Gutierrez - CitazioniAmi una città se ci sei stato felice e hai sofferto. Se hai amato e odiato. E hai tirato avanti senza un soldo in tasca, sopravvivendo per strada, e poi sei riuscito a risollevarti e ringrazi Dio se tutto non è finito in merda. Se non hai una storia nel posto dove vivvi sei come un granello di polvere al vento.

Avevo fatto il possibile. Vanno e vengono. Ognuna con la sua storia. Alcune hanno letto la Trilogia sporca e vogliono raccontarmi qualcosa della loro vita. A volte mi lasciano lettere, musicassette, restano imbambolate e aspettano che la tigre le assalga e le divori. Invece no. Non posso ficcare l’uccello in tutti i buchi umidi e pelosi che mi passano davanti. O meglio, potrei anche, ma non intendo soddisfare le richieste come se fossi un cantante di cabaret. Forse sono stanco di scopare con chi capita. Da giovane ero di bocca buona e bastava che respirassero, mi andavano bene tutte. E ci provavo gusto. Qualsiasi ciofeca mi sembrava una delizia. Poi, con gli anni, si diventa selettivi e il palato pretende sapori da gourmet.

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Occhi cubani

Occhi cubaniE’ online il mio primo ebook di narrativa, “Occhi cubani”, pubblicato per Lite Editions nella collana Atlantis.

Si tratta di una serie di racconti lerci e volgari ambientati all’Avana. Li ho scritti un bel po’ di anni fa in una merdosa casa particular proprio all’Avana e, se non fosse stato per Lorenzo Mazzoni e Marco Belli (grazie ragazzi!), probabilmente oggi sarebbero ancora soltanto dei file in qualche mio vecchio hard disk.

Ecco l’abstract preparato dall’editore:

Le tragicomiche avventure erotiche ed eroiche di un viaggiatore italiano nella capitale cubana, fra perdigiorno, poliziotti corrotti e donne, tantissime donne, di tutte le età. Un reportage ironico e dissacrante sul turismo sessuale nei Caraibi.

Il titolo originale doveva essere “Occhi di negra” ma me l’hanno cassato (chissà perché…). E’ una robetta che si legge veloce, un’oretta al massimo, e ve la portate via con 1.99. Cosa volete di più dalla vita?

Qui trovate la scheda completa dell’ebook sul sito di Lite Editions (dove naturalmente è possibile acquistare l’ebook), intanto ecco le prime righe:

È passata la prima notte a l’Avana. La città a prima vista è deprimente ma, al tempo stesso, esaltante: si respira nell’aria una decadenza reale, concreta, visibile. Tutto cade a pezzi e te ne puoi rendere conto allungando la mano, afferrando il disfacimento che ti circonda.
Fa molta tristezza vedere in che condizioni vive la gente da queste parti e come si deve umiliare con i turisti, giorno dopo giorno, nel tentativo di racimolare una goccia di speranza in più. Giusto per stare in tema, proprio ieri sera ho contribuito in maniera significativa al PIL nazionale con una negretta che ho letteralmente strapagato. Se non fosse per il fatto che ero pienamente consapevole di quello che stavo facendo la cosa potrebbe essere considerata un vero e proprio furto (o un atto di beneficenza, dipende dai punti di vista).
Che sia incapace di intendere e di volere? Probabile. Magari è stato un modo per saldare il conto con la mia coscienza, o forse ho soltanto voluto ritagliarmi un ruolo nella commedia che quella poveretta è costretta a recitare da una vita. Una volta tanto però la commedia le è andata bene.
Chissà se pensa a quello che dice, quando attacca bottone meccanicamente con gli italiani sfigati come me, ripetendo sempre la stessa tiritera…

“Eravamo io, Maradona, Teofilo Stevenson, Fidel Castro…”: a Gianni Minà il Premio Trabucchi per la Passione Civile

Un grande uomo e un grande professionista del giornalismo di ogni tempo. Un comunicatore, un operatore culturale, o, più semplicemente, un artista, tra i pochi in grado di ideare e affermare, in Italia, la televisione e il suo linguaggio.

E poi, i suoi reportage e documentari sull’America Latina, in particolare su Cuba, ci hanno fatto vedere con occhi diversi e intrisi di umanità il Sud del Mondo. Le sue storie rimarranno tra le pagine più intense e cariche di passione nel panorama letterario e giornalistico mondiale.

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Cinquant’anni vissuti pericolosamente.

Domani Diego Armando Maradona compie cinquant’anni. E’ ancora il più grande, il più esagerato, il più tutto di tutti. Buon compleanno Diego.

Vincono sempre loro: Brasile campione

Alla fine ha vinto il Brasile. Tutto secondo pronostico. Ieri sera speravo che Cuba riuscisse nel miracolo ma già dopo il primo set mi sono reso conto che i ragazzotti di Orlando Samuel Blackwood, non ce l’avrebbero mai potuta fare contro i verdeoro.

E dire che all’inizio non mi era sembrato il Brasile di sempre. Per un attimo avevo pensato che questa potesse essere la stessa squadra che avremmo potuto battere in semifinale a Pechino e che si era fatta soffiare la medaglia d’oro olimpica dagli USA. E invece no, i giocatori di Bernardinho hanno dimostrato di essere degli extraterrestri: quando il gioco si è fatto duro loro hanno iniziato a giocare.

Il vero vincitore di questo mondiale è Bernardinho: cambia (quasi) tutto e vince lo stesso. Oggi come oggi nessuno riesce a motivare una squadra come lui. Forse questo pazzo scatenato è davvero il più grande allenatore di tutti i tempi.

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Le magnifiche quattro del volley mondiale.

Avevo detto Brasile, Cuba, Italia e Russia. Ci ho azzecato al 75%, dato che la Russia ha dovuto cedere il passo ad una Serbia che nei momenti decisivi non molla mai.  Ora il cuore direbbe Italia, ma devo ammettere che Cuba è stata la squadra che finora mi è piaciuta di più.

I cubani giocano un volley pazzesco, tutto fisico, fantasia e spettacolo. Per la prima volta dopo anni rivedo una Cuba paragonabile alla mitica squadra capitanata da Joel “El Diablo” Despaigne… e questi sono anche (quasi) tutti ragazzini. La partita contro la Bulgaria (altra ottima squadra che forse avrebbe meritato di stare tra le top 4) è stata bellissima, pallavolo come non la vedevo da anni.

Per la serie “corsi e ricorsi” storici segnalo che l’Italia nel ’90 vinse i Mondiali battendo 3-2 in semifinale il Brasile (ancora mi ricordo il punto finale del 15-13, un buco per terra di Lucchetta da paura, dopo che mille problemi con il satellite avevano oscurato mezza partita su TeleMontecarlo…), e poi in finale i cubani per 3-1.

Stiamo a vedere che combinano i nostri sabato perché secondo me questo Brasile non è affatto imbattibile, anzi. Noi a muro stiamo andando benissimo e se Fei tornasse quello di una volta potremmo davvero dire la nostra. Certo, se poi i verdeoro giocheranno al 100% per noi saranno cazzi, ma per ora sogno di poter rivivere vent’anni dopo una finale come quella mitica Italia-Cuba di Rio De Janeiro del 1990. Questa non sarà una generazione di fenomeni ma da adesso in poi ce la giochiamo alla pari con tutti.

E godiamoci la soddisfazione di essere arrivati tra le prime quattro squadre del Mondo: a tutto il resto penseremo sabato sera…

Il punto sui Mondiali.

Iei si è conclusa la prima fase dei Mondiali di Volley con l’Italia che procede a punteggio pieno, anche se il 3-2  con l’Iran non è stato proprio il massimo. Invidio molto chi ieri sera a Verona si è potuto gustare l’epico 3-2 con cui Cuba ha battuto il brasile, risultato che conferma che questo Brasile non è più quello di quattro anni fa (ma ce n’eravamo già accorti alle Olimpiadi).

Cosa succede adesso? L’Italia disputerà il girone dei quarti contro Germania e Portorico. Due squadre abbordabili (ma da non sottovalutare) ed è facile prevedere un’Italia prima nel gironcino. Continuiamo ad avere culo perché arrivare primi significa giocare poi contro una tra Argentina e Francia (il Giappone non passa), e una tra Usa e Repubblica Ceca (e tanti saluti al Camerun): se così fosse la qualificazione alla semifinali sarebbe difficile ma non impossibile.

Se invece arriviamo secondi ci ritroviamo nel gironcino di semifinale Usa o Repubblica Ceca, e poi una a piacere tra Brasile, Polonia e Bulgaria. In questo caso sarebbero cazzi, per dirla alla francese. Arrivare primi nel girone dei quarti è dunque fondamentale, altrimenti potrebbe diventare davvero difficile continuare il sogno mondiale.

Nonostante tutto inizio a credere che le semifinali siano alla nostra portata: fenomeni finora non se ne sono visti e l’impressione generale è che i valori si siano abbastanza livellati. E quindi anche noi, nonostante i tanti difetti di questa squadra, ce la possiamo giocare con tutti: in una partita secca può succedere qualsiasi cosa.

Per quello che sono riuscito a vedere finora ecco quali potrebbero essere le quatttro semifinaliste: Cuba, Russia, Brasile e Italia (ma occhio a Polonia e Francia…). Si torna a giocare venerdì: alle 21.00 c’è Italia-Germania.

Intervista a Pedro Juan Gutierrez

Scrittore, poeta, pittore, artista. Ma anche intrallazzone, disperato, gigolò, giornalista, presentatore tv, uomo del sistema e poi emarginato, fallito. Si potrebbe parlare a lungo delle mille vite di Pedro Juan Gutierrez, cubano dal sorriso disilluso bruciato da un rapporto di amore ed odio con La Habana. Mille vite che entrano ed escono dai suoi libri, dalle sue poesie e dai suoi quadri. Mille vite che attraversano i suoi personaggi e le loro donne, con il sesso e una bruciante voglia di vivere che li accomuna e li segna in maniera indelebile.
Difficile inquadrarlo. Hanno parlato di lui come del Bukowski cubano, definizione che a Pedro Juan non è mai andata giù perché, a ben guardare, paragoni di questo tipo hanno davvero poco senso. […]

[Leggi il testo integrale della mia intervista a Pedro Juan Gutierrez su Sugarpulp]

Figlio di Castro beffato in chat: love story con una finta donna

Sintesi veloce dell’articolo che trovate su Repubblica.it: per otto mesi un dissidente cubano che vive a Miami ha fatto credere al 40enne rampollo del Lider Maximo di essere una colombiana di nome Claudia. Quando il nostro playboy bamboccione ha invitato Claudia a Cuba è cascato casca il pero: la bella colombiana in realtà si chiamava Luis Dominguez. E così nel pase più rivoluzionario del mondo mentre internet è vietata alla stragrande maggioranza dei cittadini, quel volpone del figlio di Castro chatta tranquillamente con il suo Blackberry.

E si,  è proprio vero che tutti gli animali sono uguali ma che alcuni sono più uguali degli altri…

P.S.
Al di là delle ovvie considerazioni politiche sulla vicenda, da 1 a 10 quanto mona può essere il figlio di Castro? Vive a Cuba, è il figlio del Lider Maximo e si perde via a chattare con la prima colombiana che trova, e si fa anche sgamare… che sbrombo!